Domani vado a Chisinau, Moldavia. Stavolta non e’ un evento a chiamarmi fuori, ne’ provocato dalla natura ne’ dalla peggiore parte degli uomini, ma certamente anche questo e’ un viaggio dentro il male. Devo realizzare un reportage sulla fonte della disperazione di tante ragazze, e bambine, che per fame arrivano a vendersi. Cosi’ tante da aver ormai invaso anche il turpe mercato italiano. Vado la’ insomma a tentare di capire perche’. Credo che trovero’ molta tristezza e come al solito, senza anticipare nulla di quello che mettero’ in Tv7, vi daro’ conto delle prime impressioni. Vado in un posto che non conosco, ma anche in questa occasione non saranno i luoghi ad interessarmi ma le persone. Quelle piu’ fragili, indifese. E spero stavolta di trovare meno bambini possibile. 30 ottobre 2005
In diretta da Chisinau (Moldavia) Sono riuscito a collegarmi. Situazione precaria, tanto che non riesco neppure ad aprire gmail. Con la linea telefonica dell’albergo sono riuscito a stabilire un contatto, lentissimo esasperante ma almeno riesco ad entrare su splinder. Scrivo in fretta perche’ temo che salti tutto da un momento all’altro. Strano Paese. Qui alle sette di sera (che in Italia sono le sei) chiude tutto, la vita normale finisce e si apre l’altra via, quella dei turisti. Locali, casino’, casini, night. Ci sono aperti solo quelli. Internet evidentemente non interessa i turisti impegnati in altre faccende meno di testa se e’ vero che questa e’ diventata la meta europea privilegiata del cosidetto turismo sessuale. Certo quel che si sfrutta e’ la miseria. Il benvenuto e’ arrivato fin dalla dogana quando due poliziotte tutte sorrisi ci hanno chiesto la mancia: abbiamo rifilato venti euro per una e sono rimaste contente. Quasi il venti per cento delle prostitute in Italia sono moldave. Adesso sto a casa loro. Non sara’ facile capire da dove queste disperate partono, ma e’ gia’ facile capire perche’ partono. Per fame. Fa molto freddo. Ed e’ gia’ ora di pensare a domani.
Si chiama “Salvari copiii”, sì con tre “i” finali (strana lingua: plurale del plurale), la versione moldova di “Save the children”. La sede e’ alla periferia della capitale ma vengono bambini da tutto il Paese. Sono bambini senza nessuno. Presi dalla strada, orfani, abbandonati soprattutto: da genitori scappati in cerca di fortuna nella nuova Europa o da madri che hanno deciso di prendere la scorciatoia per la sopravvivenza, insomma fanno le prostitute.Questo e’ un istituto bello e funzionante. Ce ne sono altri terribili. Specialmente ci dicono quello di Tiraspol, in Transnistria che e’ zona in guerra, un’altra parte del mondo dove si combatte senza che nessuno ne sappia niente. Lì ci finiscono i bambini con gravi problemi psichici. Insomma, un manicomio per minori, dove sono trattati come le bestie, letteralmente in gabbia. Quante storie di bambini ho sentito oggi. Di quelli spediti a Mingir, un villaggio, per togliergli gli organi o di quelli venduti o rapiti per fare i mendicanti o merce per i pedofili. Domattina incontrero’ il padre di un bambino sparito in Italia, forse a Milano. Non ne sa piu’ niente e ha chiesto aiuto. Faro’ qualsiasi cosa per aiutarlo. E’ il primo giorno vero di Moldavia per noi ma gia’ sento un legame forte con questa terra che cerca un futuro e un popolo mite che chiede solo di voltare pagina. Un posto da raccontare.
Storie. Quante storie sto raccogliendo all’interno di un fenomeno scellerato che qui chiamano genericamente la“tratta degli esseri umani”, dove dentro c’e’ tutto il male e tutta la disperazione. Storie che non posso approfondire adesso ma che appena accennate vi danno l’idea di dove mi sono infilato. Un bambino e una donna, esseri umani. Lui, il bambino, si chiama Andrej, ha cinque anni. Ho incontrato il padre oggi, mi ha chiesto aiuto perche’ Andrej e’ stato rapito dalla madre per venderlo. E’ epilettico, lui e’ convinto che la donna vuole venderlo ai trafficanti di organi. Mi ha fatto vedere la sua cameretta piena di modellini, la sua passione, fino all’ultimo, un sommergibile che non e’ riuscito a finire, e poi mi ha fatto sentire la voce del bambino al telefono che chiede aiuto. La madre e’ gia’ stata condannata per aver venduto altri due bambini insieme a una banda di rumeni. Adesso Andrej, se e’ ancora vivo, dovrebbe stare a Milano. Quella telefonata e’ vecchia di mesi, di febbraio. Lei si chiama Mariana. Fa la prostituta a Venezia. Una storia simile a quella di tante altre ragazze moldave. Costretta sulla strada dai trafficanti albanesi, picchiata a sangue perche’ voleva smettere. Piccolina, neanche bella, e’ un patrimonio che i bastardi non mollano. E’ la madre a cercarla. L’ultima volta l’ha sentita a maggio del 2002, poi piu’ niente fino al ricovero in un ospedale veneziano per ferite agli occhi e alla fronte. Soltanto una, delle tante, tantissime vittime. Qui le chiamano vittime e basta.
Alina Radu e’ una cronista di “Ziarul de Garda” un giornale forte, coraggioso che dedica ampio spazio all’”anti exodul” a combattere cioe’ quello che appare come un vero e proprio esodo dalla Moldavia. Incontrarla e’ stato molto importante perche’ finalmente ho avuto la dimensione reale del fenomeno. “Non dar retta alle autorita’, qui il traffico continua e come. Almeno dieci ragazze al giorno partono e quasi tutte per l’Italia che resta la destinazione preferita, attirate dal miraggio di un lavoro e poi fatalmente preda degli sfruttatori. Calcoliamo che circa la meta’ dei moldavi fuori per lavoro sono nel vostro Paese. Il problema e’ che e’ quasi impossibile uscire legalmente per cui devono affidarsi a organizzazioni che le fanno emigrare clandestinamente. Costa molto, sui tremila euro, cosi’ sono disposte a tutto, anche a vendere bambini per farli mendicare o per gli organi o per la pedofilia. Queste ragazze attratte dal miraggio di una vita migliore non si fermano davanti a niente. Ci sono annunci di lavoro sui giornali: cameriera o ballerina o badante, loro abboccano e vanno, poi si ritrovano per strada”. Ma se e’ cosi’ alla luce del sole perche’ la polizia non ferma il traffico? Mi risponde con un sorriso amaro: “Corruzione, qui la polizia e’ tutta corrotta. E non solo la polizia. Quest’anno ci sono stati 250 processi per traffico di esseri umani. Soltanto una donna e’ stata condannata. Una povera disgraziata che non aveva neppure i soldi per corrompere, per comprarsi la liberta’”.
Oggi sono stato al centro di accoglienza “Regina Pacis”. Ilie Zabica mi ha raccontato altre storie terribili di ragazze rifiutate dalle famiglie poi mi ha portato a vedere dove accolgono anziani e ragazzi. C’e’ una suora brasiliana, suor Leodenira, ad assisterli. Mi ha spiegato che vecchi e ragazzi hanno un destino in comune: l’abbandono. I ragazzi sono stati abbandonati dai genitori partiti per cercare fortuna, i vecchi sono stati abbandonati dai figli in cerca della stessa fortuna. E quando si parla di fortuna da queste parti si finisce inevitabilmente per cadere nel solito destino: la strada. Chi ci va direttamente, chi ci va dopo un inutile tentativo di costruirsi una vita normale. Sapete che i bambini sono nel mio cuore, ma oggi mi hanno impietosito soprattutto i vecchi. Li ho visti piu’ fragili. E poi la differenza c’e’. I giovani hanno ancora il tempo e la possibilita’ per risalire, per chi e’ alla fine della vita non c’e’ piu’ speranza. Moriranno soli, senza futuro e senza piu’ passato. E lo sanno.
Oggi ho cercato la pace. Niente piu’ storie drammatiche ma una giornata tranquilla, serena in campagna. Ho visitato tanti villaggi ma mi sono fermato soprattutto a Butuceni, un museo a cielo aperto, tutto conservato come molti secoli fa. Gli amici moldavi me lo avevano presentato come un luogo dello spirito e infatti c’e’ qualcosa di magico che ti mette in pace con la coscienza. Sono entrato in un monastero ortodosso vecchio di mille e cinquecento anni e ho poggiato la mano sulla pietra che dicono accolga i desideri. Ho mangiato sano come non mi succedeva da anni. Una parentesi o addirittura un sogno. Ho parlato con gente pacifica e sorridente che e’ felice solo di alzarsi la mattina e poi di andare a dormire la sera, quando il sole non c’e’ piu’. Mi sono detto: ma allora non e’ tutto inferno. Poi mi hanno spiegato. Le ragazzine di qui sono le prede piu’ a rischio dello sciagurato malaffare della tratta perche’ non hanno la capacita’ di difendersi e cadono nel tranello infame di una vita migliore. Lasciano realmente il paradiso per infilarsi in un tunnel che non ha uscite. Mi sono sentito di nuovo improvvisamente impotente.
In diretta da Chisinau (Moldova) Ultima notte moldava. Notte corta: fra tre ore c’e’ la sveglia. Non mi va di fare i bilanci, anche perche’ il reportage non e’ ancora finito, ma certamente ho scoperto un Paese molto migliore di quello che le cronache lo fanno apparire. Chisinau e’ presentata come la capitale europea del turismo sessuale e invece e’ una citta’ deliziosa e tranquilla spinta verso un futuro meno misero dopo decenni di regime sovietico. Certamente il fenomeno prostituzione esiste, come esiste in tutte le capitali del mondo, ma il problema non e’ tanto legato a chi resta quanto a chi parte. Certamente c’e’ un flusso migratorio, volontario o coatto, molto pesante e la molla resta la disperazione. Paradossalmente, con la parte peggiore che emigra, in Moldova resta la faccia piu’ pulita. Livello di servizi molto buono, angoli di autentico paradiso come il parco botanico che ho visitato stamattina, alle porte della capitale, dove gli scoiattoli ti attraversano la strada e i cigni ti diventano amici. Stasera chiusura degnissima con cena in uno dei tanti ristorantini locali pieni di musica e poi all’alba partenza per la Romania. Staro’ qualche giorno a Timisoara, famosa per la rivoluzione, e diventata pare il centro di smistamento dell’orrendo affare che sto inseguendo. Quella tratta di esseri umani dove purtroppo ci sono almeno due certezze intorno alle vittime (donne e bambini): gli albanesi dalla parte dei trafficanti e gli uomini italiani come clienti. Che tristezza.




“Ho registrato, rivisto e riascoltato il servizio trasmesso da TV7 e faccio , qui di seguito, una serie di considerazioni semplici e rapide. Dico…peccato. Peccato che quando si parla di Moldova non si parli della pluricentenaria tradizione vitivinicola d questo PAese. Peccato che quando si parla di Moldova non si parla mai del fatto che la quasi totalita’ della popolazione parla correntemente almeno 2 lingue. Peccato che quando si parla di Moldova non si parla delle centinaia di monasteri che hanno ancora un alone di misticismo che li rendono, in questo senso, unici al mondo. Peccato che quando si parla di Moldova non si parla delle decine di migliaia di moldavi che lavorano in Italia contribuendo, altre al benessere e al sostentamento delle loro famiglie, anche allo sviluppo economico del nostro Paese. Peccato che quando si parla di Moldova si parla di questo Paese come se si parlasse del nostro Paese solo per mafia, terrorismo e tangenti. Peccato che chi ascolta parlare in questo modo di Moldova si possa fare solo un immagine distorta di questo Paese. Peccato che l’informazione, pilotata e di parte, contribuisca sempre a cio’ Peccato che non ci vengano dati servizi giornalistici televisivi in cui si possa vedere la cultura, le tradizioni e i costumi della gente moldava. Peccato che non si parli anche delle cose che realmente funzionano in Moldova come per esempio alcune aziende. Cito la “sun communication” per conoscenza diretta. Peccato che non si parli dei moldavi come divoratori di cultura scritta e le centinaia di bancarelle di libri presenti a Chisinau danno la conferma della “fame di sapere” di questo popolo. Peccato che non si parli di persone come Lilia, Cristal , TATI Muza , Intense , Rosa 47..tante per citarne alcune che, attraverso infinite difficolta’ iniziali hanno contribuito a dare, da quello che riesco a capire attraverso le pagine di moldweb, e dalla personale conoscenza di qualcuna di loro , un immagine di Moldova che nulla ha a che vedere con le pur vere e tristi “miserie” trasmesse da TV7. Peccato che non tutti sono in grado di capire, di valutare e di interpretare diversamente quello che viene, in 20 minuti, propinato in maniera distorta in un seppur valido e interessante servizio giornalistico. Peccato che non tutti hanno la possibilita’ di volare in Moldova per rendersi conto, con i propri occhi, di quello che è giusto e di quello che è sbagliato ..di quello che funziona e di quello che non funziona. Peccato..tutto questo è veramente un gran peccato.” Domenico Amato Moldweb.it
“Mi perdoni se la disturbo su un argomento che,forse,non Le sta molto a cuore.E’ stato mandato in onda in TV un reportage firmato sulla Moldova,un servizio che ha suscitato non poche perplessità sul target di tale reportage. A chi si voleva rivolgere con quel servizio?Ai telespettatori italiani che non conoscono la Moldova ? Oppure voleva solo…informare? Ha confezionato il solito reportage sulla Moldova,con i soliti luoghi comuni,le prostitute,la povertà e via dicendo.Non c’è che dire un bel servizio per i moldavi!I moldavi tutti la ringraziano di cuore per l’ennesimo reportage inutile,fazioso e dannoso. Per confezionare quel capolavoro è stato in Moldova,se c’è stato,due giorni,forse tre? Ha fatto due chiacchiere… con i soliti ben informati del luogo…ha ripreso qualche spezzone girato qualche anno fa…e oplah! il gioco è fatto. Ha perso un’occasione! Un’occasione per,una volta tanto,di dire le cose come stanno.Ha perso un’occasione per parlare dei moldavi come un popolo che soltanto tredici anni fa combatteva una guerra civile,che soltanto tredici anni fa usciva dall’URSS,che soltanto tredici anni fa si è trovata da sola,senza nessuna risorsa,con un paese diviso a metà. La Moldova è il paese più povero d’Europa,con un’emigrazione che sfiora il 40%, completamente isolata dall’opinione pubblica occidentale,che cerca ogni giorno di sopravvivere. Quest’inverno ci saranno seri problemi per riscaldare la case,l’energia elettrica è di fatto razionata,i vecchi nei villaggi muoiono di vecchiaia a 60 anni perchè non possono comprare le medicine. Nei villaggi non c’è acqua,gas, i pochi che restano aspettano di morire con la speranza di rivedere un giorno i propri figli costretti a emigrare. Con il suo reportage ha dato veramente una grossa mano a questa gente,adesso tutti gli italiani sanno che la Moldova è il paese delle prostitute” . Nicola
Due lettere dalla Moldova. Dello stesso tenore. Sì, peccato. Peccato che non siate stati attenti alle parole. Riporto testualmente quanto ho detto a Tv7 entrando a Chisinau: “Il viaggio nella disperazione comincia da Chisinau, capitale di una Moldavia bella e contraddittoria, divisa tra una realta’ sociale pesante e una facciata brillante destinata solo ai turisti. Dicono che sia la capitale europea del turismo sessuale come lo sono Cuba per le Americhe e Bangkok per l’Asia. Forse e’ una fama ingiusta, la Moldavia e’ migliore di quello che le cronache la fanno apparire. Certamente il fenomeno prostituzione esiste, come esiste in tutte le capitali del mondo, ma il problema non e’ tanto legato a chi resta quanto a chi parte. Senza dubbio c’e’ un flusso migratorio, volontario o coatto, molto pesante. Qui restano le prostitute piu’ giovani in attesa di essere catturate dai trafficanti. A rischio sono soprattutto le ragazze di campagna. Luoghi incontaminati, quasi un museo all’aperto, ma irrimediabilmente poveri”. E allora? Cosa ho detto di diverso dalla realta’? Ho corretto il tiro anzi di un’informazione distorta. Lo penso sul serio e chi mi ha seguito qui sul blog sa quanto mi sia piaciuta la Moldova. Ripropongo due piccoli, significativi post. E queste sono le foto che ho pubblicato.
Post 1. Oggi ho cercato la pace. Niente piu’ storie drammatiche ma una giornata tranquilla, serena in campagna. Ho visitato tanti villaggi ma mi sono fermato soprattutto a Butuceni, un museo a cielo aperto, tutto conservato come molti secoli fa. Gli amici moldavi me lo avevano presentato come un luogo dello spirito e infatti c’e’ qualcosa di magico che ti mette in pace con la coscienza. Sono entrato in un monastero ortodosso vecchio di mille e cinquecento anni e ho poggiato la mano sulla pietra che dicono accolga i desideri. Ho mangiato sano come non mi succedeva da anni. Una parentesi o addirittura un sogno. Ho parlato con gente pacifica e sorridente che e’ felice solo di alzarsi la mattina e poi di andare a dormire la sera, quando il sole non c’e’ piu’. Mi sono detto: ma allora non e’ tutto inferno. Poi mi hanno spiegato. Le ragazzine di qui sono le prede piu’ a rischio dello sciagurato malaffare della tratta perche’ non hanno la capacita’ di difendersi e cadono nel tranello infame di una vita migliore. Lasciano realmente il paradiso per infilarsi in un tunnel che non ha uscite. Mi sono sentito di nuovo improvvisamente impotente.
Post 2. Ultima notte moldava. Certamente ho scoperto un Paese molto migliore di quello che le cronache lo fanno apparire. Chisinau e’ presentata come la capitale europea del turismo sessuale e invece e’ una citta’ deliziosa e tranquilla spinta verso un futuro meno misero dopo decenni di regime sovietico. Certamente il fenomeno prostituzione esiste, come esiste in tutte le capitali del mondo, ma il problema non e’ tanto legato a chi resta quanto a chi parte. Certamente c’e’ un flusso migratorio, volontario o coatto, molto pesante e la molla resta la disperazione. Paradossalmente, con la parte peggiore che emigra, in Moldova resta la faccia piu’ pulita. Livello di servizi molto buono, angoli di autentico paradiso come il parco botanico che ho visitato stamattina, alle porte della capitale, dove gli scoiattoli ti attraversano la strada e i cigni ti diventano amici. Stasera chiusura degnissima con cena in uno dei tanti ristorantini locali pieni di musica e poi all’alba partenza per la Romania”.
Sì, ho visitato monasteri e luoghi di sogno. Li ho fatti vedere anche in televisione. Non sono stato due giorni, ma una settimana, non ho preso immagini vecchie, ma erano tutte nuove. Non ho parlato con i primi che capitano, ma con chi si batte realmente per migliorare il Paese. Con Alina Radu, una giornalista coraggiosa, il magistrato Eugen Rusu, con la generosissima Mariana Ianachevici di “Save the children”, con Ilie Zabica di “Regina Pacis”, con la giurista Tatiana Catana. Ma anche con le vittime: con Ieroslav e Anastacja, un padre e una nonna disperati. Non era un reportage sul turismo moldavo che pure merita di essere sviluppato. Era la denuncia di una situazione infame, in cui le ragazze moldave sono le vittime e vanno difese. Pensavo di aiutarle, e lo penso ancora. A me interessano loro. Peccato che tutto questo non sia stato capito. E soprattutto che c’e’ chi vuol nascondere un autentico dramma. Se ne puo’ uscire solo parlandone. Ho fatto anche un giuramento in quel monastero.Non vi dico quale.
Caro Gabbiano, grazie per tutti i tuoi post. Un caro saluto