16 febbraio 2007. Per quanto mi riguarda tutto è nato quel pomeriggio davanti a Montecitorio, un mese fa. Erano in pochi a manifestare contro Ederle2 ed erano stati loro, i contestatori del raddoppio della base americana a Vicenza, i primi ad ammetterlo. Ma si erano dati (ed avevano dato) un appuntamento che sta per scadere. Così sabato ci sarà una specie di prova del fuoco, anche se tutto lascia prevedere contorni appassionati ma non larghissimi di partecipazione. La questura ha previsto l’arrivo di quarantamila manifestanti. Potrebbero essere di più ma certo la portata appare limitata rispetto a manifestazioni capaci di convogliare, negli ultimi tempi, milioni di persone. Il fatto è che la storia del “Dal Molin” nasce e si sviluppa intorno a un paradosso. La sinistra che contesta la sinistra. Sarebbe stato facile se dall’altra parte ci fosse stato l’avversario politico storico. Prendere per guerrafondaio e schiavo degli americani un Berlusconi fattosi trascinare maldestramente in Iraq sarebbe stato un piatto ghiotto. Ma qui c’è qualcosa di diverso che ha sorpreso tutti. Il sì agli americani l’ha detto Prodi e lo difende senza tentennamenti. Così almeno metà del popolo che vuole spezzare l’egemonia dei padroni del mondo si ritrova a combattere in casa con grande imbarazzo di chi, come Bertinotti, da uomo e da militante vorrebbe stare a Vicenza esaltando la battaglia di una vita e invece non ci va perchè da presidente della Camera, cioè di tutti i deputati, non sarebbe consono al ruolo e alla responsabilità. Per questo hanno paura tutti. Non perchè temano realmente episodi gravi, ma perchè le parti si scontrano su principi che dovrebbero (e che apparivano) comuni. L’allarme lanciato dal ministro Amato dovrebbe essere sufficiente per scongiurare anche i pericoli imprevisti, insomma i rituali provocatori, ma il problema vero nascerà il giorno dopo. E non sarà “militare”, ma politico. Con la casa della libertà graziosamente alla finestra.Bene, esaurito l’impegno professionale per Tv7 (il reportage sull’Albania andrà in onda domani sera) e quello più personale domattina a viale Mazzini dove sarà celebrato (anche) il mio quarto di secolo di fedeltà all’azienda, volerò da quelle parti. Un’occasione che esalterebbe qualsiasi cronista, ma che reputo più complicata di altre, g8 compreso. Tanto per capirci. In qualche maniera mi sembra di tornare (spero solo in maniera figurata) nei Balcani, terra dai mille fronti, dove non sapevi mai chi era il nemico, chi ti sparava. E soprattutto perchè. Spero di tornare, come allora, vivo.
Vicenza - Arrivo in città che è già buio. Le luci sono tutte accese, c’è quasi allegria, forse è solo nervosismo. Per vedere qualcosa che ricordi di essere alla vigilia di un evento importante e rischioso bisogna passare davanti all’ormai famoso “Dal Molin” dove c’è il presidio permanente. Ma anche lì è tutto tranquillo. La gente non vede l’ora che arrivi domenica, i negozianti sono preoccupati ma resteranno (quasi) tutti aperti, blindato di fatto sarà soltanto il centro che sarà per tre ore circondato dal serpentone. Gli stessi centri sociali hanno garantito l’assenza di striscioni pro Br e mascheramenti. La Cgil ha messo in piedi un servizio d’ordine pari quasi come numero alle forze di polizia. Un incidente non converrebbe a nessuno e i movimenti del no lo sanno perfettamente. Così si impegnano per evitare quello che, in certe circostanze, tutti temono. La provocazione. Insomma, speriamo che alla fine sia un appuntamento solo di parole.Starò fuori tutto il giorno, al seguito e intorno alla manifestazione. Ma molti amici della tribù sapranno cosa succede molto prima di domani sera, o notte addirittura, quando sarò in grado (esauriti gli impegni professionali) di tornare a occuparmi della Torre. Potete seguirmi naturalmente al Tg1, ma potrete passo passo essere aggiornati sugli eventi attraverso i numerosissimi canali informativi, anche sul web. Questo post dunque è collettivo. Qui sotto potete aggiornare in tempo reale, in base alle informazioni (e immagini) in vostro possesso, tutto quello che succede (speriamo nulla di grave) per le strade di Vicenza durante una giornata che mette paura. Un esercizio già svolto in passato, per altri eventi. Un bel modo, anche utile, per fare comunità. Poi ne riparleremo insieme.
Vicenza - Ormai sapete tutto, sapete com’è finita, sapete soprattutto chi ha vinto. Perchè questa è la domanda rituale dopo un evento importante e molto atteso: chi ha vinto? Al di là dei numeri e delle chiacchiere di politica, non c’è dubbio che ha vinto il popolo dei pacifisti. Perchè ha saputo combattere dall’interno chi predica pace e semina violenza. Avete visto le immagini, chiarissime di una partecipazione larga ed eterogenea, uomini duri ma anche tenerissimi bambini. Gente, semplicemente. Che non vuole le basi americane perchè vuole interrompere questa perversa spirale guerrafondaia. A mente fredda si potranno anche analizzare le ripercussioni che questa festa potrebbe provocare nell’assetto governativo. Per ora c’è la consapevolezza che c’è chi contesta l’idea che i problemi del mondo debbano risolversi con le armi. E lo ha urlato con il sorriso, cantando, confermando che spesso le parole possono essere più forti della violenza.




