Da Belgrado. Sono appena arrivato. Belgrado e’ piena di neve, ma non fa molto freddo. Il tassista che mi ha portato dall’aeroporto in albergo mi ha fatto due domande, un po’ in inglese e un po’ in italiano, segno del rapporto stretto del popolo balcanico con il nostro Paese. La prima: ma in Italia fa freddo come qui? Quando gli ho risposto che in Italia fa piu’ freddo, quasi non ci ha creduto. La seconda: ma per voi e’ un problema fumare ormai, vero? Pensate, l’ostracismo di Sirchia ormai e’ una notizia internazionale. Stavo nello Sri Lanka quando e’ scattata la legge e ricordo che i giornali locali hanno riportato la novita’ con un certo risalto. Pensate un po’ per cosa dobbiamo essere conosciuti. 21 febbraio 2005
Appendice. Sono stato a cena nella stupenda Skadarska, la via degli artisti. Tutto buono. Ma soprattutto che gusto fumare al ristorante.
Sono piccioni, a me sembrano gabbiani. Svolazzano allegramente in una delle viuzze strette e suggestive del centro storico di Belgrado. Tempo un giorno e li rivedro’. A distanza di pochi mesi (sono stato li’ a dicembre) torno domattina a Belgrado per chiudere l’impegno con la Tv serba. Un corso di aggiornamento per i giovani colleghi dell’ex Jugoslavia: sia serbi che bosniaci. Un modo per trasferire un po’ della nostra esperienza ma anche per catturare noi stessi sensazioni diverse, di una professione che da quelle parti ancora non e’ libera e, sinceramente, un po’ grezza. Il tema del reportage che faremo insieme e’ la droga. Un fenomeno che a Belgrado e dintorni e’ esploso tutto sommato da poco. Naturalmente mi faro’ vivo con la tribu’ anche se il tempo sara’ poco e le difficolta’ di collegamento molte, come ho appurato l’altra volta. Ma ci saro’.
Da Belgrado. Stamattina sono stato a vedere la tomba di Tito. Dietro la tomba c’e’ la sua casa. “Sono stati gli americani con le bombe all’uranio” mi dice indispettito il custode. Non so se erano all’uranio, certo erano bombe che hanno quasi messo a terra il palazzone che nel frattempo, va detto, era diventato di Milosevic. Quella casa sta in un giardino nella citta’ alta e tutto sommato mi e’ sembrato normale che quella casa fosse rimasta cosi’, a futura memoria. Poi pero’, attraversando il centro in taxi, mi sono reso conto che Belgrado di quella “memoria” e’ piena. Il giovane tassista non sapeva l’inglese e cercava di spiegarci, ma insomma la decisione era evidente. Tutti i palazzi del potere bombardati dalla Nato sono rimasti cosi’, nessuno ha intenzione di ripararli. I colleghi della tv serba lo hanno confermato: tutti quelli che vengono qui devono vedere cosa hanno fatto a Belgrado. Nel frattempo sulla stessa tv in questi giorni va in onda ininterrottamente, in diretta, il processo a Milosevic. La tv si chiama B-92 e prende il nome dalla mitica radio libera che combatte’ con grande coraggio il regime. Allora? E’ difficile capire. La storia mi ricorda in parte l’Iraq del dopo Saddam. Una cosa e’ certa: quei palazzi mai riparati mi danno un grande senso di tristezza.
Orrore, ancora orrore. Ci sono momenti, ormai purtroppo capita sempre piu’ spesso, in cui ti accorgi che le parole non bastano per dare il senso dei sentimenti. Cosi’, preferisco andare in qualche maniera fuori tema con una notizia assolutamente inutile, addirittura infantile. La notizia che volevo darvi e’ che a Belgrado non c’e’ piu’ la neve, il sole l’ha sciolta. Una notizia oltretutto squisitamente locale visto che invece molte parti d’Italia sono ancora flagellate dal maltempo. La verita’ e’ che faccio finta che sia tutto normale, che questo mondo sia ancora normale. Chiamatela fuga, almeno per una sera.
Sto lontano, non tanto fisicamente ma nel senso che appartengo in questi giorni a un altro mondo. Un posto che ho conosciuto in guerra e che ritrovo, per fortuna, in pace. Dicono pure che la neve attutisca tutto. Forse e’ vero, certo non attutisce i percorsi dell’anima da cui non ci si puo’ liberare. Prima la notizia del terremoto in quell’Iran che ho attraversato nel dolore, poi il dito in una piaga ancora piena di sofferenze e di dubbi, la morte di Enzo. Poi anche la decisione di fuggire dall’Iraq che professionalmente non mi piace. Se non fosse per la telefonata di un mio amico di Nairobi che mi racconta di una grande festa nella Rift Valley le comunicazioni di questi giorni sarebbero tutte tragiche. Purtroppo non posso tornare adesso in Africa. E allora mi rifugio nella neve serba nella speranza almeno di soffocare i sentimenti.Dice: viaggiare e’ bello. Certo. Metti che la mattina ti alzi all’alba a Belgrado sotto la neve. E alla reception dell’albergo ti dicono: mi sa che gli aerei oggi non partono. Testardo, sali in taxi e il tassista ribadisce: all’aeroporto? sicuri che partite? Metti che alle otto comunque arrivi , ti fanno il check-in e quindi ti tranquillizzi. L’imbarco ritarda mezz’ora, poco male. Sali sull’aereo e stai fermo due ore. Finalmente si muove. Rulla addirittura, ma non si alza. Voce del pilota: problemi tecnici, si torna indietro. La neve continua a cadere. Rifletti: e’ un Atr (ad elica) e allora ripensi a quella tragedia che hai seguito anni fa, all’aereo precipitato per un problema al sistema antighiaccio. In breve, stai otto ore fermo all’aeroporto. Almeno c’e’ Gianni Mina’ e ti metti a chiacchierare. Finalmente la situazione si sblocca. Torni a casa. Sfinito.



