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Bush visto da lontano

Tra le foto che ho scattato ieri durante il corteo “no war” ho ritrovato questa: sembra un monumento alla pace. Un vecchio nostalgico, faccia alla Tolstoi, senza una parola si è messo davanti alla polizia con la sua smisurata bandiera rossa. Una protesta in qualche maniera romantica ma così forte. Gli è bastata quella contrapposizione silenziosa per “urlare” tutto il suo dissenso alla politica di Bush. Se tutti i “no global” fossero così il mondo sicuramente sarebbe migliore. Senza quei quattro forsennati che chiedono la pace ostentando violenza. Io sto con questo vecchio che ha strappato il rispetto di tutti. 11 giugno 2007

I romani, diciamo la verità, non hanno una bella fama. Danno l’idea di essere sbruffoni, altezzosi: la realtà è che ne hanno viste di tutti i colori e per emozionarli ci vuole. Per esempio, Bush. Non è la prima volta che viene a Roma e ormai l’arrivo è soltanto un grande fastidio con la città sconvolta dal traffico, non bastassero ambasciate, vaticano, parlamentari, portaborse, spie e divi. Menomale che gli hanno consigliato di evitare Trastevere, altrimenti di sabato sera sarebbe stata la paralisi totale. La più bella battuta me l’ha regalata un americano. Ha visto tutto quel trambusto in via Cavour e mi ha chiesto: “Ma che succede?”. E io: ma lei è americano? “Sì”. Beh, c’è un certo Bush, gli ho risposto. Fra i tanti cartelli variopinti e variegati, diciamo seri fra l’ironia e la rabbia, mi ha colpito uno, semplicemente geniale che li rappresentava tutti: “Che palle! Nonostante Roma blindata, Bush è riuscito a entrare lo stesso”. E per firma un invito che solo uno spirito romano poteva produrre: “E mò vedi de annattene”. Superato il sorriso, ho pensato a quanto fosse (drammaticamente) simile a quello spray in Piazza della Libertà, a Baghdad, subito dopo aver buttato giù la statua di Saddam: “Usa go home”. Insomma, grazie ma è ora che tornate a casa.
L’ho seguito tutto, fino alla fine, quel corteo no war. C’era di tutto. C’erano i centurioni, per far capire che insomma l’impero romano è un po’ più antico… E c’era anche Superman, sì un giovanottone vestito proprio come il supereroe dei fumetti, un po’ paradossale in un corteo contro Bush. Ma in fondo si è trattato, come al solito, di una grande festa solo con qualche sprazzo un po’ più lugubre, bandiere e cori tristi. Fino a piazza Navona. Lì si è scatenato l’inferno, senza preavviso. Stavo proprio in mezzo quando quei ragazzotti vestiti di nero si sono messi i caschi in testa, i fazzoletti sulla faccia e hanno aperto gli zainetti. In pochi minuti è volato di tutto: dalle lattine alle pietre. E poi bastoni. I carabinieri hanno risposto con i lacrimogeni. Ci sono stati attimi di panico perché i veri manifestanti, i pacifisti, si sono spaventati e hanno cominciato a fuggire rischiando di travolgere tutti. Alcuni si sono anche messi in mezzo, fra duri e polizia, cercando di evitare incidenti. Il momento più vergognoso è arrivato quando è stata insultata e cacciata via anche la madre di Carlo Giuliani, ucciso a Genova dalla follia della contestazione e dalla paura di un carabiniere di leva. Lei cercava di calmarli e loro: “Vattene, stiamo vendicando tuo figlio”. Inutile ripetere che lei non voleva vendetta ma solo pace e un mondo più giusto.
Dove siamo arrivati. Con Prodi che è più aperto con gli americani di Berlusconi, con rappresentanti del governo che vanno in piazza a contestare il governo, con i servizi segreti che si fanno arrestare, con i politici che si fanno intercettare, con le madri che uccidono i figli, con i figli che uccidono i genitori, con i bambini violati e venduti, con i mariti che massacrano le mogli incinte, con i padani che vogliono prendere a cannonate gli immigrati e poi invece li prendono a due lire per mandare avanti le fabbrichette, con Malta che li scarica in mare, con tutte le guerre in corso, con tutti questi morti.
Non ho visto Bush stavolta, ma lo avevo visto a due passi l’altra volta, alle Fosse Ardeatine. Gli ho guardato a lungo gli occhi, allora. Era così vicino a me che avrei potuto chiedergli perché. Lui è uno che comanda il mondo, sicuramente saprà perché. Il perché dei morti, delle stragi, del pianeta che stiamo distruggendo, della fine vicina. Saprà anche perché ci deve comandare una lobby, saprà la verità sull’11 settembre e saprà – sono sicuro – anche perché c’è tanto odio. Glielo stavo per chiedere quando Berlusconi, che stava accanto a lui, mi ha fulminato con gli occhi. Ieri vicino a Bush c’era Prodi, ero lontano ma se fossi stato vicino sono sicuro che mi avrebbe ugualmente fermato. Non si trattano così gli ospiti. Riflessione finale: ma noi non contiamo proprio niente? Tiscali