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A Lampedusa con i disperati


20 agosto 2006
– Lampedusa – Oggi, non lo dimentico, è il giorno del rapimento di Enzo Baldoni. Ma il mio mestiere, e il mio destino, non mi permettono mai di soffermarmi sul passato. Anche se tragico, anche se importante, professionalmente e personalmente. Sono partito di corsa: Roma-Palermo in aereo, scarpinata fino a Porto Empedocle e poi nottata devastante sulla nave per raggiungere quella che qui chiamano l’isola più bella del mondo. Certamente qui si realizzano, ma molto più spesso s’infrangono, le speranze di tanti disperati.Il collegamento è estremamente precario, non ho la possibilità di approfondire le notizie che peraltro ho dato al tg. Ma in due giorni sono già morti settanta ragazzi, alcuni anzi erano bambini o giovanissime mamme. Oggi pomeriggio ho accolto un gruppo di eritrei scappati su un barcone. “Abbiamo realizzato il nostro sogno”, mi hanno detto. Quando la leghista di Lampedusa mi si è avvicinata per continuare con le solite parole nefande sulle cannonate me ne sono andato per non essere costretto ad essere scortese, molto scortese.

Lampedusa – Contrariamente alle previsioni, il mare forza 5 non ha fermato i flussi migratori. Proprio adesso arriva notizia di un altro barcone, con 22 persone a bordo, individuato al largo di Lampedusa. La disperazione non si ferma. Speriamo che ce la facciano, come queste due giovanissime, tenere ragazze eritree sbarcate l’altro giorno. “Il nostro sogno si è avverato” mi hanno detto con un sorriso. Non dimentichiamo queste parole, come l’applauso spontaneo, liberatorio dei duecento maghrebini appena salvati ieri sera.

 Lampedusa – Sembra un abbandono, ma è soltanto isolamento. Da un’ora e mezza cerco di scrivere queste poche righe con il rimpianto di non potervi farvi vedere immagini emozionanti che ho colto stasera. Poveri ragazzi di colore con gli occhi spenti presi proprio mentre approdavano al porto della speranza. Le comunicazioni qui sono impossibili, non si riesce quasi a telefonare e potete immaginarvi dunque le difficoltà di un collegamento. L’isola è rimasta selvaggia solo a livello di servizi, mentre è soffocata da nugoli di turisti stretti dentro poche spiagge, piccole baie dove i bagnanti convivono con le petroliere e dove, soprattutto, gli operatori turistici lamentano calo di presenze per colpa dei clandestini mentre non c’è un posto libero neppure a pagarlo oro (e non è un modo di dire). Dicono che questi poveri disgraziati rovinino l’ìimmagine dell’isola e invece ne sono diventati paradossalmente quasi un’attrazione tanto che c’è la folla a vedere questi disperati che hanno sfiorato la morte e chiedono solo di vivere. Com’è diventato strano e non più abitabile questo mondo dove siamo tutti sempre più, profondamente egoisti.

Lampedusa – Un gruppo di turisti aspetta sul molo, come ogni sera, l’arrivo dei disperati, insomma dei clandestini.  Ieri non sono arrivati, peccato.

Lampedusa – Scrivo con il timore che il collegamento si interrompa all’improvviso e il post resti a metà. L’isola è bella, ma certamente bisogna venirci solo per turismo. Lavorare è un disastro. Soprattutto è complicato andarsene. I vacanzieri hanno prenotato a primavera e ora che ho terminato il mio compito non riesco a ripartire. Voli pieni fino a metà settembre, aliscafo bloccato dal mare, bisogna inventarsi qualcosa. Lo so, direte che è una fortuna essere “segregati” qui. Ma il problema è che non mi sentirò mai un turista. E se mi fingessi clandestino?

 Palermo – Poco più di un’ora in volo da Lampedusa ed eccomi in Sicilia. Come, perchè, con chi resta un mistero. Forse, davvero, mi hanno creduto un clandestino. Una serata a Palermo, magica capitale mediterranea e la consapevolezza di essere a un passo da casa dopo aver temuto l’esilio sull’isola delle tartarughe. Però, un pò già mi manca. Succede sempre quando lascio un posto forte, specie se è bello.