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Una gigantesca preghiera collettiva

6 aprile 2005

  In diretta da Varsavia.  Il ministero degli esteri parla di due milioni di polacchi in partenza per Roma. Partono con qualsiasi mezzo: in auto, in treno, in aereo, in pullman. Stamattina sono andato in giro per la citta’ , ancora cosparsa di segni d’affetto per il Papa, e ho trovato scout che partivano dalla chiesa di Sant’Anna, giovani che partivano dalla stazione e famiglie intere che partivano dall’aeroporto. Per acquistare i biglietti ci sono file chilometriche. Tutti partono e non sanno cosa troveranno. In treno e in pullman ci vorranno dalle venticinque alle trenta ore. E quando sarete li’? ho chiesto. “Dormiremo sotto il cielo, o se ci va bene in qualche chiesa” mi hanno detto tutti. Un’avventura dettata dalla fede e dalla voglia di esserci, anche se magari i funerali del Papa, pur essendo a Roma, dovranno vederli in televisione.  

Una processione continua, una preghiera ininterrotta non solo nei luoghi di culto ma dappertutto, per strade e piazze. Domani mattina diretta dei funerali da Roma sul maxischermo in piazza Pilsudski, dove per ora si alternano immagini e parole del Papa: i suoi discorsi e anche i suoi canti. Intanto stasera, esattamente alle 21,37 (l’ora in cui mori, sabato scorso) tutti i polacchi accenderanno una candela. Una gigantesca preghiera collettiva per un Papa che qui gia’ considerano santo. 

In diretta da Varsavia. Lascio la Polonia esattamente come l’ho trovata, una settimana fa. Il Papa, sabato scorso, era appena morto e in un moto assolutamente spontaneo la gente usciva di strada e accendeva candele. Stasera continuano ad accendere candele e a pregare: la gente e’ ancora tutta per strada. Pero’, qualcosa di diverso c’e’. Ricordate la mia intervista a Walesa? Il leader di Solidarnosc esprimeva tutta la sua distanza dal presidente (nome complicatissimo, Kwasniewski, soprattutto a pronunciarlo, in televisione una tortura). Oggi a Roma dopo dieci anni si sono stretti la mano. E c’e’ un’altra “preghiera” che stasera mi ha impressionato. Per cinque minuti, alle 21.37, tutte le luci di Varsavia si sono spente. Una manifestazione di grande affetto, ma anche con un forte senso simbolico. Per significare che, morto il Papa grande, la Polonia e’ rimasta al buio. L’impegno di tutti i polacchi e’ invece di mantenere intatto quell’immenso regalo che e’ la liberta’. No, non abbiate paura.  9 aprile 2005

Walesa: “Camminiamo con le sue gambe”

5 aprile 2005

In diretta da Danzica – Fa uno strano effetto entrare dentro i cantieri di Danzica. Si lavora, anche in questi giorni, qui non si smette mai di lavorare. L’omaggio al Papa e’ sul cancello: una foto, un fiore, una preghiera. C’e’ un museo che ricorda la storia di una rivolta che ha cambiato il mondo. Ci sono murales. E c’e’ un pezzo del muro di Berlino accanto al muro che per la prima volta, ci raccontano, scavalcarono gli operai di Solidarnosc guidati da un elettricista coraggioso, Lech Walesa. Quell’elettricista e’ diventato poi premio Nobel per la pace e poi anche presidente di quel Paese che ha liberato. Adesso ha piu’ di sessant’anni, i capelli bianchissimi, ma non ha smesso di lottare per la sua Polonia. Ha molto da fare, manda avanti tre uffici, i sindacati ancora si rivolgono a lui come a un leader. Mi concede appena dieci minuti e “solo perche’ sei italiano”, mi spiega.  – Walesa, cosa sara’ della Polonia dopo la morte del Papa? “Dopo la sconfitta del comunismo si e’ aperta una nuova era. Siamo entrati in Europa ma a molti Paesi europei non piace questa Polonia. Certo, ci manchera’ l’appoggio del Papa, senza di lui il cammino sara’ piu’ difficile, ma ce la faremo. Non ho paura del futuro”  – Andra’ venerdi’ a Roma per i funerali? “Si’ ci andro’, con una delegazione del governo”.  – Ma non andra’ insieme al presidente Kwasnigwski, perche’? “Perche’ non mi ha mai invitato. Parla sempre bene di me con i giornali, ma non mi ha mai telefonato. La Polonia ancora non e’ unita”.  – Cosa pensa della sepoltura del Papa in Vaticano? “E’ giusto. Come polacco, e anche come devotissimo amico, sarei stato felice di poterlo pregare qui, ma il Papa e’ di tutti, non solo dei polacchi”.  – Lei ha sempre detto che la sua forza veniva dal Papa. Adesso che e’ morto come si sente?  “Mi sento vuoto, come e’ vuoto il mondo senza di lui. Soprattutto e’ vuota la Polonia. Ci ha preso per mano, come un padre, indicandoci il cammino. Anche chi non l’aveva capito, ne’ appoggiato allora, l’ha capito adesso: aveva ragione lui, la sua strada era quella giusta. Ricordo i suoi piedi, grandi. Quando veniva verso di me aveva un passo tranquillo, misurato. Camminando dava fiducia, forza. Nel suo passo c’erano pace, sicurezza, speranza. Ecco, adesso che non c’e’ piu’, dobbiamo finalmente imparare a camminare da soli”.  Fuori c’e’ il sole. Danzica e’ splendida. Simbolo dell’avvio di una rivolta epocale non me l’aspettavo cosi’ bella. Ma c’e’ anche molto silenzio. Si sente nell’aria che manca qualcosa. Qualcuno.