Bucarest (Romania). Stasera, tornando in albergo dopo cena, si sono avvicinate due ragazzine. Due rom pronte a infilare le mani nelle tasche in cerca del portafogli. Una aveva la stessa faccia (che ho visto nelle foto segnaletiche) e probabilmente la stessa età di Luminita Dan. Tutti la chiamavano Luminic o la zingara, aveva diciassette anni, un marito violento e sfruttatore (Ramon) e una bimba di appena sette mesi, Alexandra. E’ stata ritrovata morta strangolata, nuda, dentro un sacco dell’immondizia, una vita così breve e già da buttare. Il suo compito era finito: un festino dalle parti di Lecco, lei e l’amica Adriana, un’altra rumena, per italiani sporchi e ricchi che volevano solo passare una serata “divertente”, comprando quello che non avrebbero mai potuto ottenere. Storie come queste ne ho trovate tante quando sono andato l’anno scorso a Timisoara, ragazzine vendute troppe volte, una mercificazione scellerata frutto della miseria assoluta. In genere quando non servono più restano solo un numero statistico. “Lumi” però è stata riconosciuta dalla madre, in televisione, e adesso quella povera donna sa che fine ha fatto la figlia. Domattina prenderò un altro aereo e poi mi farò molti chilometri in auto per andare a trovare quella donna. Non sarà facile entrare nel campo rom, ma ci proverò perchè voglio guardare anche l’altra faccia, quella del dolore. 6 settembre 2007
Sto guardando la televisione qui a Bucarest e tutti i canali del mondo stanno dedicando ampio spazio a Pavarotti. Molte sono collegate in diretta con Modena. Ecco un uomo che ha fatto veramente il bene dell’Italia. Con la sola voce è riuscito a cancellare tante voci.
Medias (Romania). Luminic abitava qui, a Lunci, ai margini di Medias, una delle cittadine più gradevoli ma inquiete della Transilvana. La sua casa era a pianoterra di uno dei tanti palazzoni dove il comune ha relegato la comunità rom. La porta è sbarrata da un lucchetto, la madre dopo aver riconosciuto al Tg1 la figlia uccisa a Lecco, è corsa in Italia. “E’ partita ieri con un pulmino, vuole riavere a tutti i costi il corpo di Luminic”, ci dice la gente del quartiere. Poi ci parlano di lei, di questa povera ragazza dalla vita difficile e troppo breve. “Luminic? Bellissima, brava, sorrideva sempre” raccontano i suoi amici. Vivere qui non è facile, si vive di elemosina. Il padre era morto molti anni fa e Luminic mandava piu della metà del suo guadagno a casa, ma nessuno della famiglia sapeva che lavoro facesse. Ce lo conferma la sorella, Alexandra. Ed è una sorpresa intanto scoprire che le sorelle erano tre. L’altra sorpresa è che Luminic non aveva figli. “Quella vedete è Alexandra, si chiama come me. Hanno detto in Italia che era la figlia di Luminic perche aveva tatuato il suo nome sul braccio, ma è la nipote, è mia figlia”. Mamma è andata a riprendersi il corpo. “Sì, conferma Alexandra, non ci diamo pace. Vogliamo che gli assassini paghino per quello che hanno fatto. Luminic era una brava ragazza, la più brava di tutti noi, andava a scuola, voleva metter su famiglia. E’ stato Ramon, il marito, la sua rovina. L’ha illusa di trovare una fortuna in Italia e invece guardate che fine ha fatto, è sempre stato un mascalzone Ramon. Lei non ci diceva che lavoro faceva ma mandava i soldi, sembrava felice, povera piccola. Sì, voglio che tutti quelli che le hanno fatto del male paghino”.
Sighisoara (Romania). Oggi sono stato a trovare quel farabutto del conte Dracula. La cittadina dov’è nato e cresciuto è ad appena quaranta chilometri da Medias e l’occasione mi sembrava ghiotta. Intendiamoci, la figura del cosiddetto Dracula resta frutto soprattutto della fantasia, ma respirare un po’ il sapore più inquietante di questo strano, magico posto che è la Transilvania è stato comunque interessante. Sulle presunte gesta di Vlad Tepes terzo, figlio di Vlad Drakul, principe della Valacchia, ne sono state dette tante. Sicuramente crudelissimo, era detto l’impalatore perché aveva il vizietto, appunto, di impalare schiere di uomini e (da qui la leggenda del vampiro) di dissetarsi del loro sangue durante cene pantagrueliche. La leggenda di Nosferatu (non morto) è nata dopo, quando riaperta la tomba invece di trovare il suo corpo decapitato hanno trovato lo scheletro di un cavallo. Il conte Vlad è nato a un passo dalla torre dell’orologio nel 1431 e almeno i primi quattro anni della sua vita li ha passati in questo borgo rimasto intatto. La cittadella è diventata naturalmente una grande attrazione turistica e, anche se non fosse vera la leggenda di Dracula, merita comunque di farci un salto perché il borgo medioevale è incredibilmente rimasto intatto. Se non fosse per la marea di souvenir rigorosamente e ovviamente falsi sembrerebbe di tornare indietro nel tempo di secoli. Ma è quasi un gioco: talmente ironico che oggi che piove hanno protetto la statua di Dracula con un ombrello. Se si bagna qui è una rovina per tutti. Una cosa è certa: di brividi neanche l’ombra. Peccato.
Medias (Romania). “E’ partita con un’amica”.Attila era compagno di scuola di Luminic: E’ stato per un anno in Italia anche lui a cercare fortuna. Dice che ha fatto il benzinaio, insomma era uno di quei ragazzi che aiutano al self-service in cambio di una piccola mancia. Racconta di Luminic e svela forse anche l’identità della seconda prostituta trovata uccisa a Lecco. Ha difficoltà a parlare ma poi ci confida che sa che la ragazza che è partita insieme alla sua amica si chiamava Adriana. “Tante ragazze di qui vanno a fare le prostitute”. Così insieme ad Augusto, un altro ragazzo che da Medias è partito per l’Italia (lui rimediava spicci ai parcheggi) riusciamo a ricostruire i contorni di una vicenda dolorosa e oscura. La molla è sempre la miseria. Augusto ci fa entrare in quella che chiamano casa. Sette fratelli, madre, zia e un cugino: tutti in due stanze. Qui si muore di fame, ci spiegano, e allora tante ragazze si vendono per sopravvivere, lo sanno tutti. Però Luminic è stata una sorpresa, pensavano che avesse trovato un lavoro serio. E’ finita invece a diciassette anni dentro un sacco dell’immondizia. Lasciando anche una bambina, perché la verità è che Alexandra (sette mesi) è sua figlia, nonostante la bugia amorevole della sorella.
Dal primo gennaio, come si sa, la Romania è entrata nell’unione europea anche se in sostanza è ancora alla finestra: l’avvio vero avverrà non prima del 2010 quando l’euro sostituirà il “lei”, la poverissima moneta locale. E come al solito adesso c’è la corsa all’”affare”, in primo piano anche qui gli italiani. Comprano, comprano tutto a basso costo in attesa di vendere moltiplicato. Così, c’è un tale movimento fra Italia e Romania che i viaggi sono affollatissimi, quasi impossibili anche perchè dall’altra parte ci sono i rumeni che, non più extracomunitari, fanno la fila per entrare nel nostro Paese. Mi hanno raccontato che i famosi pullmini che fanno la spola con i più poveri sono pieni per una settimana. Pieni anche i treni. Ma anche gli aerei. Per tornare ieri a casa ci ho messo un giorno intero. Ero arrivato a Medias con un piccolo aereo, ma al ritorno non c’era posto: strapieni tutti i voli. Così ho tentato a Targu Mures all’alba: ottanta chilometri, per arrivare a prendere un “low cost” che non ispirava fiducia ma aveva il pregio del volo diretto con Roma, ma niente non sono riuscito a prenderlo. Allora ho riprovato a Sibiu, dov’eravamo atterrati all’andata, manco a parlarne, volo in “overbooking”, insomma neanche in lista d’attesa. Cosa abbiamo fatto allora? In auto fino a Bucarest (altri 350 chilometri, per un totale nella giornata di 600 chilometri su strade che non vi dico). Finalmente l’Alitalia ci ha accolto. Ma è stata dura. Poi mi parlano dei viaggi.
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