In diretta da Sharm El Sheikh (Egitto) Eccomi. Sono sparito in questi giorni e spero che mi abbiate seguito nel telegiornale. Non e’ stato possibile collegarmi e anche adesso la situazione e’ di emergenza. Fa un caldo boia, oltre i cinquanta gradi, e tra qualche ora si svolgera’ l’ultimo atto doloroso di questa nuova strage, con il ritorno in Italia delle salme delle sei vittime italiane. In uno dei luoghi di vacanza piu’ appetiti del mondo non c’e’ piu’ spazio per il divertimento. Siamo in pochissimi e tutti non per turismo. C’e’ un velo di tristezza che copre tutto e tutti. Quando finira’? E’ una domanda che continuiamo a farci, sempre piu’ spesso. Ma nessuno conosce la risposta se non quei maledetti che portano morte. 28 luglio 2005
Mi diceva oggi il montatore, australiano, che lavora per l’Ebu: “Chissa’ dove ci incontreremo la prossima volta. Il nostro vero grande capo a questo punto e’ Bin Laden”. Con Peter abbiamo lavorato a lungo in Iraq e anche in Afghanistan. Una battuta, semplicemente, per dare l’idea di una vita sempre piu’ precaria, da quando e’ scoppiata questa guerra globale dolorosa, terrificante, infinita. La scorsa notte, all’una, sono andato sotto i portici dove esattamente una settimana prima a un certo punto la festa si e’ trasformata in catastrofe. Le luci c’erano anche ieri sera. Ma non c’era piu’ la gente. Non c’era nessuno. E quelle luci mettevano molta tristezza. Di questo passo i terroristi rischiano di vincere. E non e’ giusto. Gia’, Peter: dove staremo la prossima volta a raccontare altri lutti e altre rovine?
Torno a casa ancora con il caldo egiziano addosso. Non e’ facile infilare nel cassetto una settimana cosi’ piena. Anche perche’, l’ho detto tante volte, ci sono eventi che ti segnano e te li porti comunque appresso. Appena accendo il telefonino la notizia di uno dei terroristi di Sharm ucciso in una sparatoria fra le montagne. Aveva ragione Simon: se pure erano scappati certo non stavano piu’ li’. Ma ce ne sono altri liberi. E ho una grande paura per dopodomani quando ci sara’ il vertice arabo. Una sfida di Mubarak coraggiosa e insidiosa. Il problema e’ che ormai ci siamo anche abituati alla paura. Oltre che al dolore. Insisto: non e’ giusto. Non vi ho raccontato molto. Cerchero’ di recuperare.
C’e’ una maniera tutta particolare in Egitto di nascondere il dolore, quasi con pudore. Un telo davanti ai luoghi del disastro. Per vocazione turistica a Sharm preferiscono rimuovere la morte, che pure hanno dentro, per evitare una paura piu’ grande: l’abbandono.




