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Le Olimpiadi a Torino

    

    

In diretta da Torino Solo un attimo di tensione, un accenno isolato di nervosismo intorno alla Mole in attesa della fiaccola. I disobbedienti stavano a un passo, davanti all’Università, e fra i tanti slogan contro le multinazionali, centri sociali mischiati ai cassintegrati, più invettive contro la disoccupazione che contro le Olimpiadi, insomma era stato urlato anche l’annuncio di qualche iniziativa di fastidio. E’ bastato che reparti delle forze dell’ordine si schierassero a difesa del passaggio del tedoforo per far passare la voglia anche ai più arrabbiati di un’incursione. Così è rimasta la festa con la fiaccola scesa dal simbolo stesso di Torino. Nessun incidente, dunque, anche se il livello di allarme si mantiene alto: il codice è “bravo plus”, un passo prima dell’emergenza. Alla sera ho seguito la grande festa dell’inaugurazione fuori dello stadio perché quello era il mio compito. E’ stato bello anche da lì, con quei fuochi d’artificio che hanno illuminato una notte di freddo e di gioia. Domattina, cioè tra qualche ora, all’Università arriva Laura Bush. E allora forse le tensioni aumenteranno perché anche i più duri di Torino non sono contro i giochi ma contro la guerra. E non vogliono infastidire uomini e donne di sport ma ricordare a tutti quelli che stanno intorno che c’è gente in questa città che vive una profonda crisi. Da anni, non per quindici giorni. 11 febbraio 2006

  

In diretta da Torino. Laura Bush entra, sorridendo, all’Università. Era il  momento forse più a rischio di tutta la kermesse olimpica e l’uscita pubblica a Torino della first lady americana ha fatto scattare il livello di allarme più alto di un servizio di sicurezza comunque elevatissimo. La signora Bush, insieme alla figlia Barbara, è entrata al rettorato dove ha regalato duecento libri di letteratura americana nella più assoluta tranquillità anche perchè tutta la zona fin dalla notte era stata blindata. L’inizio di una giornata di visite  fra cui, attesissima, a casa Usa per poi , stasera, tornare probabilmente negli Stati Uniti. Tutto tranquillo, dunque, anche oggi nonostante i timori per la vicinanza con la facoltà di studi umanistici dov’è concentrato il gruppo dei disobbedienti. La città vive questo sabato olimpico in un clima di festa , tutti sono coinvolti nell’avventura, ci sono occasioni di spettacolo in tutto il centro, ma i controlli restano rigorosi. Particolare attenzione è dedicata al villaggio degli sponsor, obiettivo sicuramente fra i più rischiosi perchè oggetto delle contestazioni più dure e oltretutto uno dei luoghi piu affollati, dove oggi ha fatto la sua comparsa anche il divino Tomba tanto bravo da sciatore quanto capriccioso e presuntuoso fuori dello sport. In mancanza, come ha ammesso il Viminale, di segnali diretti su eventuali attentati terroristici resta solo la paura di un gesto isolato, magari sui campi di gara. Ma un’azione contro le Olimpiadi sarebbe controproducente innanzitutto per i contestatori. Queste Olimpiadi rappresentano probabilmente la svolta per Torino che ha l’occasione finalmente di uscire dal grigio. E nessuno è disposto a rinunciare a questa irripetibile occasione.

1. Torino.  C’è pure una piccola squaw nell’orchestrina che suona per il corso.  E’ una delle tantissime feste, non si capisce se organizzate o spontaneee, che stanno ubriacando i torinesi. Il centro è di fatto impraticabile anche a piedi. Muri di folla impediscono il passaggio. Ogni piazza, ogni via, addirittura i vicoli sono stracolmi di gente che vuole esserci. Bevono tutto, avidamente, bevono soprattutto questa voglia di stare fuori e di stare insieme che per Torino è assolutamente inedita. Già è stato detto, ma certamente la capitale dei Savoia e degli Agnelli sta inventandosi un altro modo per emergere e mai il modo è stato così gradevole. Neppure noi che stiamo qui sappiamo quel che succede ogni giorno e ogni sera (e non parlo di sport) fra concerti, occasioni mondane, incontri culturali, tutto. Le Olimpiadi, parliamoci chiaro, stanno sullo sfondo. Ma sono loro il volano.

2. Bardonecchia.  Pista di Melezet. Shawn White, il pomodoro volante come lo chiamano negli Stati Uniti, ha appena vinto lo snow board. Entrano in scena le motoslitte della polizia. Sotto controllo rigoroso la città di Torino, l’allarme adesso, secondo le indicazioni stesse del Viminale, riguarda i campi di gara. Escluso al momento dai servizi di intelligence un rischio diretto terroristico, resta attuale la possibilità di una contestazione eclatante sulle piste, così la cintura di sicurezza piu attenta riguarda in questo momento le montagne. Motoslitte e anche poliziotti sciatori vigilano con molta attenzione i bordi delle aree agonistiche. La zona è interdetta ai turisti. E’ l’altra faccia delle Olimpiadi, quella dell’impegno. Ma anche questa faccia per ora è positiva.

Siamo sopra il villaggio olimpico del Sestriere. Con un elicottero della polizia sorvoliamo anche i campi di gara, obiettivi a rischio di contestazioni. L’attenzione è sempre ai massimi livelli, anche se il grande allarme è cessato. Lo confermano al Toroc, il comitato organizzatore delle Olimpiadi. Nella sede, blindata, è ospitato anche il centro interforze della sicurezza. Presenti ufficiali di collegamento di ventotto Paesi: tutti i g8 e poi Paesi a rischio come Israele e Turchia.  Ogni mattina c’è un breafing per lo scambio delle informazioni. Ogni struttura di intelligence offre il proprio contributo di conoscenze. E il quadro al momento è confortante. “Sono assolutamente escluse al momento ipotesi di attentati terroristici, tutte le informazioni convergono” ci dice Roberto Massucci, vice direttore del centro di sicurezza nella sala controllo dove sono monitorati tutti i dati. Il pericolo viene anche dal web. Ieri è stato sventato un attacco informatico al sistema del comitato organizzatore. Un hacker si era impossessato delle parole chiave e stava per danneggiare gravemente il sistema. E’ stato fermato in tempo.

 Piazza Castello è il centro non solo fisico di Torino. E’ anche la base dell’altra Olimpiade, quella che nessuno vede, quella cioè della folla di turisti che non segue una gara (neppure in televisione) ma che partecipa con entusiasmo frenetico alla grande festa. E di festa, per fortuna, si tratta dopo la paura della vigilia. Il centro è impraticabile anche a piedi, larghi tratti sono chiusi anche ai pedoni per celebrare il concerto quotidiano. Negozi e locali sono presi d’assalto per portarsi via comunque un ricordo. I tassisti sono euforici ma si chiedono: quanto di tutto questo resterà?

I servizi, dunque, lanciano il grande allarme. Arriva il ministro Pisanu a Torino e tutti corriamo alla conferenza stampa per saperne di più. Dopo essersi rallegrato del successo (indubbio) dell’impianto di sicurezza alle Olimpiadi, il responsabile del Viminale a sorpresa sminuisce l’allarme ed anzi lo smentisce. Testuale, trascrivo dal taccuino: “Segnali ne arrivano tanti, ma bisogna verificarne l’attendibilità. Non ci sono al momento segnali che possano far pensare ad attentati terroristici, nessun segnale convincente di alcun genere”.  E lo dice davanti ai vertici delle forze dell’ordine e delle strutture militari dopo aver incontrato anche gli ufficiali di collegamento di tutte le intelligence del mondo. Allora i servizi dovrebbero spiegare (ma non possono farlo) da dove nasce la “percezione” dei rischi. A livello oggettivo lo sappiamo tutti che eventi così delicati, come Olimpiadi ed elezioni, possono potenzialmente costituire un rischio, ma senza informazioni dirette si riduce a un semplice, anche banale, teorema.

 La notte bianca di Torino. Chi la vedrà mai più tutta ‘sta gente in libera uscita da queste parti? Elena

C’è l’impegno comune a tutte le forze dell’ordine, ma per la Guardia di Finanza c’è la responsabilità soprattutto di controllare l’Olimpiade dietro le quinte, il mercato dell’illecito. Bagarinaggio, contraffazioni e non solo. Intanto, sono stati scoperti molti marchi falsi, cioè il simbolo olimpico sfruttato illegalmente dalle ditte di abbigliamento. Poi un mare di biglietti sequestrati ai bagarini. Un ingresso da ottanta euro rivenduto a più del doppio e addirittura i biglietti omaggio per i concerti della sera venduti ad almeno cinquanta euro. Accanto a questi aspetti visibili ma tutto sommato minori, c’è il grande affare. Quello immediato con l’aumento indiscriminato dei prezzi (numerosi esercizi commerciali torinesi sono stati denunciati) e quello anche più grave, e più nascosto, degli appalti. Un lavoro che comincerà quando le Olimpiadi finiranno.

    

Lascio Torino ancora in piena festa. L’ubriacatura olimpica non è finita, anche se si nota un pò di stanchezza, i turisti si trascinano sotto i portici, i torinesi cominciano a soffrire il traffico caotico. La città è sconvolta, stordita, da una parte c’è la voglia di tornare alla normalità, dall’altra la grande speranza che questa grande avventura possa costituire la svolta per un futuro diverso, non più fiatdipendente ma un luogo vivo e pulsante, capace di slanci. Dimenticando finalmente i Savoia. Insomma, ricominciando da capo.