Le differenze le noti il primo giorno, le senti dentro. Quando dalla tua “normalita’” sprofondi in un altro mondo. La tua, la nostra “normalita’” fatta di lungomari splendidi, piazze festose, tanti colori. E poi all’improvviso, come l’ultima volta in Iraq, solito panorama pesante, pieno di morte e paura. Pero’ qualcosa c’e’ che unisce i due mondi: e sono i bambini. Gli angeli sono sempre sopra di noi. Hanno nomi e facce diversi, ma si somigliano tutti. Intanto perche’ sorridono e spesso, in certe zone, tutto cio’ e’ un miracolo. Poi perche’ non chiedono niente: fuorche’ l’amore. Il mio ragazzino di Baghdad puntualmente mi ha aspettato: stava al check-point americano prima dell’albergo e mi ha chiesto: “Cosa hai fatto in questi mesi?” come se l’unico mondo fosse questo, l’inferno irakeno. Mi e’ stato difficile spiegargli che esiste anche un altro mondo, privilegiato, in cui la miseria non e’ un incubo e neppure sparano bombe a tutte le ore e dove la notte si sta sempre al buio perche’ non c’e’ la luce e durante il giorno non ti lavi e non bevi perche’ non c’e’ acqua. Lui non capisce, come i nostri ragazzi non capiscono che esiste l’inferno. Pensare che addirittura c’e’ di peggio. Gli angeli che ho incontrato, e raccontato, a Korogocho, per esempio. Gli orfani della carestia e dell’Aids, senza un futuro, protetti per quel che puo’ da un prete coraggioso in quell’enorme discarica che chiamano slam. Tutti noi reporter abbiamo figli sfortunati. Sono quelli che incontriamo lungo la strada delle guerre e del dolore. Anche a Marco Lucchetta, oltre ai suoi (bellissimi), resta un figlio bosniaco, che adesso e’ un ragazzo perche’ quella troupe generosa dieci anni fa gli ha salvato la vita. I miei me li ricordo tutti: quelli africani, i curdi, gli albanesi, i russi, gli afghani, i colombiani e poi gli irakeni. La novita’, rispetto alla natura, e’ che in genere sono loro a scegliere noi e non viceversa. I figli sono tutti figli, ma l’amore che ho per Shatia e’ particolare. L’ho conosciuta a Kabul: bellissima, storpia, con due occhi color miele selvatico. Nessuno la strappera’ dal mio cuore, povero angelo. E ogni volta che a noi cronisti capita di stare nell’altra “normalita’” siamo inseguiti da nuove storie di lutti e di rovine. Ma andiamo fuori anche a cercare altri angeli. Cioe’ la speranza.
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