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In Val di Susa

Susa – Nevica, poco ma nevica. Qui dicono che sara’ tutto bianco. Soprattutto fa molto freddo. Sono stato tra i fuochi di quelli che hanno deciso di passare la notte davanti ai cantieri della Tav. Luogo lugubre con tante croci di legno di contestazione che sembra, al buio, un cimitero vero. Per ora ci sono sicuramente molti piu’ poliziotti che manifestanti che pero’ continuano ad arrivare da tutta la valle. C”e’ tensione, la paura di incidenti e’ concreta perche’ la rabbia e’ antica. Scrivo queste righe beneficiando del gentile omaggio del proprietario dell’albergo, non ho tempo per girare sui blog, ne’ tantomeno per entrare nei dibattiti. Sto qui, sulla soglia, in attesa dell’alba e di quello che potra’ accadere da queste parti tra poche ore. Ho incontrato un vecchio manifestante: “Vedi la gamba? Me l’hanno rotta davanti alla Diaz”. Il passato che ritorna. Soprattutto l’odio. Speriamo che non prevalgano i fantasmi. 3 dicembre 2005

Venaus  (Torino) -  La lunga notte del popolo no Tav passa attraverso i falo’ sulla montagna. Il fuoco mitiga il freddo ma non  la rabbia, anzi peggio: un rancore antico. La gente della Val di Susa si batte da anni, da almeno vent’anni, per difendere questi prati e questi boschi  da quella che ritiene una violazione continua, un cantiere infinito. E’ un popolo pacifico, gente di montagna, per carattere silenziosa ma anche dura, decisa a difendere fino in fondo i propri luoghi.  (…)  La questione e’ nata quattordici anni fa, nel 1991, quando Lorenzo Necci, amministratore delegato delle ferrovie dello Stato, delibero’ l’avvio della linea superveloce. Anni passati tra polemiche e qualche scandalo. (…)  Tra il no e il sì le distanze sono enormi, al momento incolmabili. La commissione europea tenta una via d’uscita proponendo di affidare la decisione finale a due esperti indipendenti. Il tempo c’e’ perche’ si sussurra che i lavori di fatto non cominceranno che a primavera, subito dopo le Olimpiadi invernali. Una tregua che puo’ smussare gli angoli ed evitare proteste clamorose che potrebbero rovinare una manifestazione così importante. Ma certo sara’ difficile superare dubbi e sospetti. Certamente si tratta di un grande affare. Il preventivo parla di oltre quindici miliardi di euro, come quattro ponti sullo stretto di Messina e meno del tunnel sotto la Manica. Sì , un grande affare che gia’ appare bipartisan, cioe’ trasversale. Ombre pesanti. E sono queste ombre, soprattutto, che non piacciono ai vallesani che non si sono mai sentiti così soli, isolati.

Sinceramente non credevo che accadesse. O forse lo speravo. Le voci che giravano, lì al presidio di Venaus che ora non c’e’ piu’, rappresentavano una grande ipotesi di buonsenso. Quei cinque lotti (o forse sei) “conquistati” dai tecnici costituivano l’apertura ufficiale dei lavori. Inutile spingere, o forzare. Anzi, l’idea piu’ intelligente era di rimandare tutta la questione a dopo le Olimpiadi, mica manca tanto. Cosa sono due-tre mesi rispetto ai vent’anni di lavori? Il presidio poi per come si era spostato non creava assolutamente intralci, ne’ alla popolazione ne’ alle forze dell’ordine messe a guardia del cantiere. Si poteva andare avanti per molto, tra falo’ e caffe’. E invece no, ecco la forzatura, la carica. Con il risultato di avvelenare gli animi, di sconvolgere la circolazione della zona e magari di rovinare davvero la festa olimpica. Perche’ naturalmente ora la reazione della gente della valle (unitissima, trasversalmente) sara’ pesante. Bisognava trovare un punto d’incontro, la possibilita’ di un dialogo ed eccoci invece all’esasperazione. Certo, sappiamo tutti che l’opera si fara’ perche’ così e’ stato deciso dopo mille inciuci. Ma almeno si poteva discutere sui particolari, sui danni. Per esempio trovare una soluzione sostenibile allo smaltimento dei colossali rifiuti che e’ uno dei nodi piu’ importanti dello scontro. Non so chi ha deciso di forzare, come se quell’ottantina di lotti potesse sfuggire. Non so soprattutto perche’. Ma so che la rabbia fa brutti scherzi. E ci perdono tutti, sempre. Anche perche’ in mezzo ai manifestanti c’era sicuramente qualche duro, ma chi stava in strada era gente assolutamente pacifica. Donne, vecchi, bambini. Italiani, normali. Indifesi.

” (…) Io c’ero, come in tante altre occasioni, in mezzo alla gente e ho visto, ho vissuto in prima persona tutta la protesta No Tav, partecipando attivamente e documentando l’avvenimento con le fotografie….le ho riguardate poco fa, mentre stava andando in onda il tentativo dell’inviato Pino Scaccia di Rai1 di “documentare in diretta”, stamane, alle 07.30 del mattino, che cosa? Avrebbe dovuto testimoniare la sua impressione, che era già tutta dipinta sulla sua faccia….Stava lontano dalla gente che aveva resistito, per due notti di seguito, nel tentativo di evitare qualche “interferenza inopportuna” da parte di qualche “sfaccendato-imbecille-terrorista”, come ormai ci chiamano i politici. (…)  Tentativo di denigrare i No Tav ulteriormente non riuscito, in quanto pur attorniato dalla polizia, è riuscita ad impadronirsi del suo microfono una donna coraggiosa, gridando: “Noi qui stiamo cercando di non essere militarizzati da duemila poliziotti in assetto da guerra ormai da tre giorni! E’ questo lo stato di democrazia con quale questo governo vuol far passare questa opera, bisogna dirlo, bisogna che la gente lo sappia!….” A quel punto della “intervista indesiderata” Pino Scaccia era riuscito ad allontanare il microfono alla signora impedendole di continuare di informare sullo stato reale delle cose il popolo italiano….Si è visto il movimento dei militari che a forza hanno allontanato la signora dalla vista delle telecamere, che hanno zoomato sull’inviato in forte imbarazzo…non era infatti la verità, che avrebbe voluto mandare in onda…ma ormai era fatta! (…)”  Hana  22 gennaio 2006

Accetto tutto, ma non la manipolazione della verità, proprio da chi lamenta un’informazione non corretta. Tralascio il resto, perché sulla questione No Tav ho già detto più volte la mia, che guarda caso coincide proprio con la battaglia della gente della Val di Susa. Basta riandare alla tag per rileggere come ho trattato la questione, soprattutto in un post dove mi sono schierato apertamente, con nome e cognome, contro l’opera. Leggetelo con attenzione, parola per parola. Non solo. Sull’altro mio blog di comunità, aperto agli amici,  ho dato altrettanto spazio alla vicenda, invitando a scrivere una vallesana come NyFrigg e addirittura NoTav, un nick che rimanda a un sito ovviamente contro la superlinea. Invitare significa la possibilità di postare autonomamente la propria opinione, senza filtri, come hanno fatto e come possono fare ancora. Pensavo di meritare almeno rispetto per questo, come l’ho ricevuto da tanta gente della valle e dal sindaco di Venaus, e apprezzamenti per l’equilibrio espresso nel reportage a Tv7, proprio su Raiuno. Io con quella gente ci sono stato e ho preso il caffè e il freddo della notte, altro che “distante”. Possono testimoniarlo in tanti. Ma non è neppure questo il punto. Veniamo nello specifico a quella mattina. Quando prendo la linea in diretta non sono attorniato dai poliziotti che stavano lontani intorno al fuoco, davanti al cantiere, come possono dimostrare le foto che metto qui e nei commenti. Ho visto benissimo la signora, non mi ha strappato il microfono ma di fatto l’ho rivolto io verso di lei, le ho fatto dire tranquillamente quello che aveva da dire, compresa quella frase sul governo, e poi facendo finta di essere stato sorpreso ho ripreso in mano la situazione. Guardate le foto: nessun poliziotto intorno a noi. Soltanto io e la signora, che poi è tornata tranquillamente nel presidio. Questa Hana rivendica un passato in mezzo alle guerre. Non so lei, ma io ne ho fatte talmente tante che certo per togliermi il microfono non basta una signora, ma minimo ci vogliono quattro kalashnikov (com’è successo). Mai stato in imbarazzo, nonostante il sonno e il gelo, ero assolutamente padrone della scena, tanto che è stata una mia scelta permettere quella voce fuori del coro. Fatti, non parole. Quando si parla di libertà, s’impari innanzitutto il rispetto. Altrimenti fate la fine di quelli che accusate. Non basta gridare per avere ragione.

Adesso si cerca la via politica, la trattativa, l’impegno è di individuare  progetti locali di sviluppo in alternativa alla Tav. La protesta insomma non si ferma ma in Val di Susa le varie anime della contestazione sono riuscite ad accordarsi almeno su un punto, importante. Non toccare le Olimpiadi. Se ne è discusso per tre giorni all’interno de “Il grande cortile“, un forum internazionale che ha coinvolto tutta la valle. Sono stato a Susa e a Bussoleno. C’erano tutti: i moderati e i duri. Una lunga riflessione insieme per ribadire ed anzi rilanciare la volontà di fermare il progetto dell’alta velocità ma attraverso il consenso popolare e non più con manifestazioni rivelatesi autolesioniste. Bisognerà aspettare le elezioni, hanno detto, e poi aprire un tavolo di discussione con il nuovo governo, qualunque esso sia.