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	<title>InQuestoMondoDiSquali</title>
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	<description>Quando ancora non c&#039;era la Torre di Babele (e se c&#039;era, dormiva)</description>
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		<title>I gabbiani a Mogadiscio</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 16:33:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pinoscaccia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/02/bb6b1db8880a07ab8c402324b5b3401a_medium.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-489" title="bb6b1db8880a07ab8c402324b5b3401a_medium" src="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/02/bb6b1db8880a07ab8c402324b5b3401a_medium.jpg?w=500&#038;h=353" alt="" width="500" height="353" /></a></p>
<p>Mi è capitato (cioè ho scelto) di frequentare posti molto difficili. Ma solo a Mogadiscio mi sono pentito trenta secondi dopo essere atterrato. Era la fine del 2003. Ricordo che Mohammud, il leader di quelli che chiamavo i miei “diavoli custodi”, quando mi riportava la sera in albergo mi consigliava, quasi mi obbligava, a non affacciarmi anche se sotto la finestra lasciava la scorta. Oggi in quell’albergo è entrato un commando di miliziani Shabaab e hanno fatto una strage: trenta morti, forse sessanta, fra cui sei parlamentari e molti funzionari del governo transitorio. Dopo la devastante guerra civile del 1991 si era riaccesa un pò di speranza alla fine dell’anno scorso, ma i ribelli hanno il controllo ancora di gran parte del Paese. Ci sono guerre che non finiscono mai. Anche per colpa nostra, visto che i sauditi hanno completamente islamizzato la Somalia, lasciata libera dagli occidentali senza interessi. Vi confesso che non sempre ho dato retta a Mohammud e spesso mi sono affacciato, prima del calar del sole, da quella finestra dell’albergo. Il motivo c’era: passavano i gabbiani. E non potevo lasciarli andare senza un saluto. <strong><a href="http://somaliamia.blogspot.com/">Somalia mia</a></strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/blogfriendsreplay.wordpress.com/487/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/blogfriendsreplay.wordpress.com/487/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/blogfriendsreplay.wordpress.com/487/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/blogfriendsreplay.wordpress.com/487/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/blogfriendsreplay.wordpress.com/487/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/blogfriendsreplay.wordpress.com/487/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/blogfriendsreplay.wordpress.com/487/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/blogfriendsreplay.wordpress.com/487/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/blogfriendsreplay.wordpress.com/487/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/blogfriendsreplay.wordpress.com/487/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/blogfriendsreplay.wordpress.com/487/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/blogfriendsreplay.wordpress.com/487/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/blogfriendsreplay.wordpress.com/487/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/blogfriendsreplay.wordpress.com/487/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blogfriendsreplay.wordpress.com&amp;blog=30126307&amp;post=487&amp;subd=blogfriendsreplay&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Preso anche l&#8217;erede di Provenzano</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 20:36:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pinoscaccia</dc:creator>
				<category><![CDATA[mafie]]></category>
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		<description><![CDATA[5 novembre 2007.  I boss latitanti Salvatore e Sandro Lo Piccolo sono stati arrestati a Carini. Insieme ai boss Sandro e Salvatore Lo Piccolo sono stati arrestati dalla squadra mobile di Palermo, anche altri due latitanti, Andrea Adamo e Gaspare &#8230; <a href="http://blogfriendsreplay.wordpress.com/2012/01/30/preso-anche-lerede-di-provenzano/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blogfriendsreplay.wordpress.com&amp;blog=30126307&amp;post=479&amp;subd=blogfriendsreplay&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>5 novembre 2007.  </strong>I boss latitanti Salvatore e Sandro Lo Piccolo sono stati arrestati a Carini. Insieme ai boss Sandro e Salvatore Lo Piccolo sono stati arrestati dalla squadra mobile di Palermo, anche altri due latitanti, Andrea Adamo e Gaspare Pulizzi. Il primo è reggente di Brancaccio il secondo di Carini. Tutti inseriti fra i trenta maggiori ricercati d&#8217;Italia. I quattro sono stati arrestati in una casa di campagna a Giardinello, vicino a Carini. Erano impegnati in una riunione fra boss. Di Salvatore Lo Piccolo si era parlato come del possibile erede di Bernardo Provenzano.</p>
<p><a href="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/aa.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-481" title="aa" src="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/aa.jpg?w=500" alt=""   /></a></p>
<p><strong>Palermo</strong> <em>- Una villetta a due piani, tutta in cemento, sotto Montelepre, terra di Salvatore Giuliano. Ecco il covo scelto dai nuovi padroni della mafia, in aperta campagna fra gli uliveti, senza steccionata, nessuna protezione. Da due settimane la polizia lo teneva sotto controllo perché le indagini avevano accertato che qui si svolgevano le riunioni importanti, quelle operative, ce n’era stata una anche dieci giorni fa ma non c’erano state le condizioni giuste per intervenire. Stamattina invece sì. Alle 9,20 ormai dentro c’erano tutti. I Lo Piccolo e anche gli altri due boss, Andrea Adamo e Gaspare Pulizzi. Da Palermo arrivano quaranta poliziotti della sezione catturandi. Alle 9,40 scatta il blitz. I latitanti si rifugiano dentro questo garage. Si chiudono dentro, ma la polizia comincia a sparare, molti colpi: in aria, contro il garage, contro la casa. I boss capiscono che non hanno scampo anche perche non hanno vie d’uscita. Eccoli, catturati, che escono dentro le auto della polizia. Prima di essere preso, Sandro Lo Piccolo urla “papà ti amo”, lo urla forte, piu volte, per farlo sentire a tutti. Salvatore, il barone, si limita a dire: “Sì, sono Lo Piccolo”. Dai signori di Carini e Brancaccio neppure una parola. Finiscono in manette, per favoreggiamento, anche i due fratelli proprietari della villetta. I boss da Giardinello sono portati in elicottero all’aeroporto militare di Bocca di Falco e nella villetta arriva la scientifica per quello che si prospetta un lavoro molto interessante. Sequestrate numerose armi (otto pistole soltanto in un borsone) e munizioni, ma soprattutto documenti. Agende, bloc notes e anche pizzini, un bel mazzetto di pizzini che Salvatore Lo Piccolo ha tentato di gettare nel bagno ma che gli investigatori hanno recuperato. Lì dentro, forse, ci sono tutti i malaffari di Palermo. Quelli fatti, ma soprattutto quelli ancora da fare. E il blitz di oggi potrebbe essere solo il preludio di una grande bonifica.</em></p>
<p><a href="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/bb.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-483" title="bb" src="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/bb.jpg?w=500" alt=""   /></a>Ha l’atteggiamento del padrino, le occhiate, i silenzi ma Salvatore Lo Piccolo probabilmente non ha fatto in tempo ad arrivare ai vertici della cupola perché la cupola non esiste piu. Lo dicono gli esperti: adesso la mafia non è piu un’organizzazione verticale ma piuttosto orizzontale con tanti boss che gestiscono un potere locale. Solo a Palermo otto mandamenti comandati da ventisette famiglie. In realtà Lo Piccolo, cresciuto prima alla corte di Totò Riina e poi di Bernardo Provenzano, ha cercato di prenderne il posto ma non ha avuto né il carisma né la forza per arrivare in testa contrastato dagli altri pretendenti, i corleonesi, e quel Matteo Messina Denaro che da Trapani persegue lo stesso obiettivo. L’arresto di Lo Piccolo è determinante perché stava forse per riuscirci, riallacciando i rapporti con Cosa Nostra americana, unica via per riportare la mafia siciliana ai vertici criminali internazionali. La grande operazione di polizia ha bloccato questo progetto scellerato e la mafia oggi rimane quella dei trentenni, rappresentati dall’arroganza di Sandro Lo Piccolo, il figlio, soldi facili con il pizzo, un’impresa ancora drammaticamente florida perché punta sul terrore. Ma che è destinata a essere sconfitta dalla rivolta delle vittime.</p>
<p><a href="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/cc.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-484" title="cc" src="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/cc.jpg?w=500" alt=""   /></a>Almeno trenta fiancheggiatori stretti e minimo tre covi. La latitanza di Salvatore Lo Piccolo era protetta in maniera seria e il lavoro degli investigatori è stato lungo e difficile. Ma aperto il varco ora si sta smantellando tutta la rete del barone. Intanto stamattina è stata scoperta un’altra base temporanea del boss, ad appena trecento metri dalla villetta di Giardinello. I capimafia ci hanno trascorso le ultime notti prima del vertice. Queste immagini sono state girate pochi minuti prima del blitz. I latitanti stanno ancora chiusi nel garage dove hanno tentato di sbarazzarsi della montagna di documenti che aprono la strada a sviluppi importanti. Pizzini ma non solo dov’è ricostruito tutto il malaffare palermitano, un autentico libro mastro dei taglieggiamenti ma anche la lista delle tangenti negli appalti pubblici. A differenza di Provenzano, non ci sono codici ma nomi e cognomi. E fra questi gente insospettabile, incensurata. C’è tutto, anche truffe sulla vendita di cavalli e addirittura una lettera d’amore piena di cuoricini al barone, amante del lusso e dei silenzi: da quando è stato arrestato non ha ancora detto una parola. Uomo di vecchio stampo, tutt’altra pasta del figlio che invece manda ironici baci fuori della questura a chi gli urla contro ed è ancora così arrogante da lanciare sguardi intensi di sfida. Forse in queste differenza c’è tutto il passaggio tra la vecchia e la nuova mafia.</p>
<p><a href="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/dd.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-485" title="dd" src="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/dd.jpg?w=500" alt=""   /></a></p>
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<div><strong>Palermo </strong><em>- Mi piace rifarmi vivo con un&#8217;immagine della Vucciria, anima popolare di questa grande capitale mediterranea. Da due giorni sto a Palermo per testimoniare di un evento importante, che cioè la mafia si può battere. Per capirlo basta venire in quest&#8217;angolo, immancabile appuntamento delle mie passeggiate serali, poichè è dentro questi vicoli che puoi capire se c&#8217;è stato un cambiiamento. Il discorso è lungo e lo riprenderemo, ma per dare un&#8217;idea chiarisco che il cambiamento non è solo &#8220;militare&#8221;, nel senso che la polizia continua ad ottenere successi importanti, ma è soprattutto culturale, sta dentro i siciliani che adesso non hanno più paura perchè i risultati dimostrano che lo Stato se vuole può essere più forte. La mafia in Sicilia è la più antica e dunque è logico che è pure la prima a perdere. Un esempio che potrebbe essere decisivo per altre regioni ancora ingabbiate. Non ho molto tempo, impegnato per il tg, da dedicare alla tribù e mi sono limitato a riportare i testi dei servizi ma credo che comunque qualcosa si capisca. E ho anche voluto lasciare il post qui, per lasciare la prima pagina a Biagi, l&#8217;ultimo maestro e il nonno di tutti noi cronisti. E&#8217; il minimo che gli dobbiamo per gli insegnamenti. E per l&#8217;esempio. Anche per chi fa il mio mestiere, sempre più difficile, la libertà è a portata di mano. Basta volerla acciuffare. Sicuramente più scomodo, ma esaltante.</em></div>
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		<title>Quella casa in Transilvania</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 18:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pinoscaccia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bucarest (Romania). Stasera, tornando in albergo dopo cena, si sono avvicinate due ragazzine. Due rom pronte a infilare le mani nelle tasche in cerca del portafogli. Una aveva la stessa faccia (che ho visto nelle foto segnaletiche) e probabilmente la &#8230; <a href="http://blogfriendsreplay.wordpress.com/2012/01/30/quella-casa-in-transilvania/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blogfriendsreplay.wordpress.com&amp;blog=30126307&amp;post=464&amp;subd=blogfriendsreplay&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p><strong><a href="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/14.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-465" title="1" src="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/14.jpg?w=500" alt=""   /></a>Bucarest (Romania)</strong>. <em>Stasera, tornando in albergo dopo cena, si sono avvicinate due ragazzine. Due rom pronte a infilare le mani nelle tasche in cerca del portafogli. Una aveva la stessa faccia (che ho visto nelle foto segnaletiche) e probabilmente la stessa età di Luminita Dan. Tutti la chiamavano Luminic o la zingara, aveva diciassette anni, un marito violento e sfruttatore (Ramon) e una bimba di appena sette mesi, Alexandra. E&#8217; stata ritrovata morta strangolata, nuda, dentro un sacco dell&#8217;immondizia, una vita così breve e già da buttare. Il suo compito era finito: un festino dalle parti di Lecco, lei e l&#8217;amica Adriana, un&#8217;altra rumena, per italiani sporchi e ricchi che volevano solo passare una serata &#8220;divertente&#8221;, comprando quello che non avrebbero mai potuto ottenere. Storie come queste ne ho trovate tante quando sono andato l&#8217;anno scorso a Timisoara, ragazzine vendute troppe volte, una mercificazione scellerata frutto della miseria assoluta. In genere quando non servono più restano solo un numero statistico. &#8220;Lumi&#8221; però è stata riconosciuta dalla madre, in televisione, e adesso quella povera donna sa che fine ha fatto la figlia. Domattina prenderò un altro aereo e poi mi farò molti chilometri in auto per andare a trovare quella donna. Non sarà facile entrare nel campo rom, ma ci proverò perchè voglio guardare anche l&#8217;altra faccia, quella del dolore.  </em><strong>6 settembre 2007</strong></p>
<p><em>Sto guardando la televisione qui a Bucarest e tutti i canali del mondo stanno dedicando ampio spazio a Pavarotti. Molte sono collegate in diretta con Modena. Ecco un uomo che ha fatto veramente il bene dell&#8217;Italia. Con la sola voce è riuscito a cancellare tante voci.</em></p>
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<div><strong><a href="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/24.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-466" title="2" src="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/24.jpg?w=500" alt=""   /></a> <a href="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/35.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-467" title="3" src="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/35.jpg?w=500" alt=""   /></a>Medias (Romania).</strong> <em>Luminic abitava qui, a Lunci, ai margini di Medias, una delle cittadine più gradevoli ma inquiete della Transilvana. La sua casa era a pianoterra di uno dei tanti palazzoni dove il comune ha relegato la comunità rom. La porta è sbarrata da un lucchetto, la madre dopo aver riconosciuto al Tg1 la figlia uccisa a Lecco, è corsa in Italia.</em> “E’ partita ieri con un pulmino, vuole riavere a tutti i costi il corpo di Luminic&#8221;, <em>ci dice la gente del quartiere. Poi ci parlano di lei, di questa povera ragazza dalla vita difficile e troppo breve.</em> “Luminic? Bellissima, brava, sorrideva sempre” <em>raccontano i suoi amici. Vivere qui non è facile, si vive di elemosina. Il padre era morto molti anni fa e Luminic mandava piu della metà del suo guadagno a casa, ma nessuno della famiglia sapeva che lavoro facesse. Ce lo conferma la sorella, Alexandra. Ed è una sorpresa intanto scoprire che le sorelle erano tre. L’altra sorpresa è che Luminic non aveva figli.</em> “Quella vedete è Alexandra, si chiama come me. Hanno detto in Italia che era la figlia di Luminic perche aveva tatuato il suo nome sul braccio, ma è la nipote, è mia figlia”. <em>Mamma è andata a riprendersi il corpo.</em> “Sì, conferma Alexandra, non ci diamo pace. Vogliamo che gli assassini paghino per quello che hanno fatto. Luminic era una brava ragazza, la più brava di tutti noi, andava a scuola, voleva metter su famiglia. E’ stato Ramon, il marito, la sua rovina. L’ha illusa di trovare una fortuna in Italia e invece guardate che fine ha fatto, è sempre stato un mascalzone Ramon. Lei non ci diceva che lavoro faceva ma mandava i soldi, sembrava felice, povera piccola. Sì, voglio che tutti quelli che le hanno fatto del male paghino”.</div>
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<div><strong><a href="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/44.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-468" title="4" src="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/44.jpg?w=500" alt=""   /></a></strong><strong>Sighisoara (Romania).</strong> <em>Oggi sono stato a trovare quel farabutto del conte Dracula. La cittadina dov’è nato e cresciuto è ad appena quaranta chilometri da Medias e l’occasione mi sembrava ghiotta. Intendiamoci, la figura del cosiddetto Dracula resta frutto soprattutto della fantasia, ma respirare un po’ il sapore più inquietante di questo strano, magico posto che è la Transilvania  è stato comunque interessante. Sulle presunte gesta di Vlad Tepes terzo, figlio di Vlad Drakul, principe della Valacchia, ne sono state dette tante. Sicuramente crudelissimo, era detto l’impalatore perché aveva il vizietto, appunto, di impalare schiere di uomini e (da qui la leggenda del vampiro) di dissetarsi del loro sangue durante cene pantagrueliche. La leggenda di Nosferatu (non morto) è nata dopo, quando riaperta la tomba invece di trovare il suo corpo decapitato hanno trovato lo scheletro di un cavallo. Il conte Vlad è nato a un passo dalla torre dell’orologio nel 1431 e almeno i primi quattro anni della sua vita li ha passati in questo borgo rimasto intatto. La cittadella è diventata naturalmente una grande attrazione turistica e, anche se non fosse vera la leggenda di Dracula, merita comunque di farci un salto perché il borgo medioevale è incredibilmente rimasto intatto. Se non fosse per la marea di souvenir rigorosamente e ovviamente falsi sembrerebbe di tornare indietro nel tempo di secoli. Ma è quasi un gioco: talmente ironico che oggi che piove hanno protetto la statua di Dracula con un ombrello. Se si bagna qui è una rovina per tutti. Una cosa è certa: di brividi neanche l’ombra. Peccato.</em></div>
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<div><strong><a href="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/53.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-469" title="5" src="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/53.jpg?w=500" alt=""   /></a>Medias (Romania). </strong> “E’ partita con un’amica”.<em>Attila era compagno di scuola di Luminic: E’ stato per un anno in Italia anche lui a cercare fortuna. Dice che ha fatto il benzinaio, insomma era uno di quei ragazzi che aiutano al self-service in cambio di una piccola mancia. Racconta di Luminic e svela forse anche l’identità della seconda prostituta trovata uccisa a Lecco. Ha difficoltà a parlare ma poi ci confida che sa che la ragazza che è partita insieme alla sua amica si chiamava Adriana.</em> “Tante ragazze di qui vanno a fare le prostitute”. <em>Così insieme ad Augusto, un altro ragazzo che da Medias è partito per l’Italia (lui rimediava spicci ai parcheggi) riusciamo a ricostruire i contorni di una vicenda dolorosa e oscura. La molla è sempre la miseria. Augusto ci fa entrare in quella che chiamano casa. Sette fratelli, madre, zia e un cugino: tutti in due stanze.  Qui si muore di fame, ci spiegano, e allora tante ragazze si vendono per sopravvivere, lo sanno tutti. Però Luminic è stata una sorpresa, pensavano che avesse trovato un lavoro serio. E’ finita invece a diciassette anni dentro un sacco dell’immondizia. Lasciando anche una bambina, perché la verità è che Alexandra (sette mesi) è sua figlia, nonostante la bugia amorevole della sorella.</em></div>
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<div><a href="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/63.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-472" title="6" src="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/63.jpg?w=500" alt=""   /></a>Dal primo gennaio, come si sa, la Romania è entrata nell&#8217;unione europea anche se in sostanza è ancora alla finestra: l&#8217;avvio vero avverrà non prima del 2010 quando l&#8217;euro sostituirà il &#8220;lei&#8221;, la poverissima moneta locale. E come al solito adesso c&#8217;è la corsa all&#8217;&#8221;affare&#8221;, in primo piano anche qui gli italiani. Comprano, comprano tutto a basso costo in attesa di vendere moltiplicato. Così, c&#8217;è un tale movimento fra Italia e Romania che i viaggi sono affollatissimi, quasi impossibili anche perchè dall&#8217;altra parte ci sono i rumeni che, non più extracomunitari,  fanno la fila per entrare nel nostro Paese. Mi hanno raccontato che i famosi pullmini che fanno la spola con i più poveri sono pieni per una settimana. Pieni anche i treni. Ma anche gli aerei. Per tornare ieri a casa ci ho messo un giorno intero. Ero arrivato a Medias con un piccolo aereo, ma al ritorno non c&#8217;era posto: strapieni tutti i voli. Così ho tentato a Targu Mures all&#8217;alba: ottanta chilometri, per arrivare a prendere un &#8220;low cost&#8221; che non ispirava fiducia ma aveva il pregio del volo diretto con Roma, ma niente non sono riuscito a prenderlo. Allora ho riprovato a Sibiu, dov&#8217;eravamo atterrati all&#8217;andata, manco a parlarne, volo in &#8220;overbooking&#8221;, insomma neanche in lista d&#8217;attesa. Cosa abbiamo fatto allora? In auto fino a Bucarest (altri 350 chilometri, per un totale nella giornata di 600 chilometri su strade che non vi dico). Finalmente l&#8217;Alitalia ci ha accolto. Ma è stata dura. Poi mi parlano dei viaggi.</div>
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		<title>Bush visto da lontano</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 16:38:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pinoscaccia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra le foto che ho scattato ieri durante il corteo &#8220;no war&#8221; ho ritrovato questa: sembra un monumento alla pace. Un vecchio nostalgico, faccia alla Tolstoi, senza una parola si è messo davanti alla polizia con la sua smisurata bandiera &#8230; <a href="http://blogfriendsreplay.wordpress.com/2012/01/30/bush-visto-da-lontano/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blogfriendsreplay.wordpress.com&amp;blog=30126307&amp;post=459&amp;subd=blogfriendsreplay&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p><em><a href="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/888cae7feef1e749ac877fbaa8b7da2d1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-460" title="888cae7feef1e749ac877fbaa8b7da2d" src="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/888cae7feef1e749ac877fbaa8b7da2d1.jpg?w=500" alt=""   /></a>Tra le foto che ho scattato ieri durante il corteo &#8220;no war&#8221; ho ritrovato questa: sembra un monumento alla pace. Un vecchio nostalgico, faccia alla Tolstoi, senza una parola si è messo davanti alla polizia con la sua smisurata bandiera rossa. Una protesta in qualche maniera romantica ma così forte. Gli è bastata quella contrapposizione silenziosa per &#8220;urlare&#8221; tutto il suo dissenso alla politica di Bush. Se tutti i &#8220;no global&#8221; fossero così il mondo sicuramente sarebbe migliore. Senza quei quattro forsennati che chiedono la pace ostentando violenza. Io sto con questo vecchio che ha strappato il rispetto di tutti. </em><strong>11 giugno 2007</strong></p>
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<div>I romani, diciamo la verità, non hanno una bella fama. Danno l’idea di essere sbruffoni, altezzosi: la realtà è che ne hanno viste di tutti i colori e per emozionarli ci vuole. Per esempio, Bush. Non è la prima volta che viene a Roma e ormai l’arrivo è soltanto un grande fastidio con la città sconvolta dal traffico, non bastassero ambasciate, vaticano, parlamentari, portaborse, spie e divi. Menomale che gli hanno consigliato di evitare Trastevere, altrimenti di sabato sera sarebbe stata la paralisi totale. La più bella battuta me l’ha regalata un americano. Ha visto tutto quel trambusto in via Cavour e mi ha chiesto: “Ma che succede?”. E io: ma lei è americano? “Sì”. Beh, c’è un certo Bush, gli ho risposto. Fra i tanti cartelli variopinti e variegati, diciamo seri fra l’ironia e la rabbia, mi ha colpito uno, semplicemente geniale che li rappresentava tutti: “Che palle! Nonostante Roma blindata, Bush è riuscito a entrare lo stesso”. E per firma un invito che solo uno spirito romano poteva produrre: “E mò vedi de annattene”. Superato il sorriso, ho pensato a quanto fosse (drammaticamente) simile a quello spray in Piazza della Libertà, a Baghdad, subito dopo aver buttato giù la statua di Saddam: “Usa go home”. Insomma, grazie ma è ora che tornate a casa.</div>
<div>L’ho seguito tutto, fino alla fine, quel corteo no war. C’era di tutto. C’erano i centurioni, per far capire che insomma l’impero romano è un po’ più antico… E c’era anche Superman, sì un giovanottone vestito proprio come il supereroe dei fumetti, un po’ paradossale in un corteo contro Bush. Ma in fondo si è trattato, come al solito, di una grande festa solo con qualche sprazzo un po’ più lugubre, bandiere e cori tristi. Fino a piazza Navona. Lì si è scatenato l’inferno, senza preavviso. Stavo proprio in mezzo quando quei ragazzotti vestiti di nero si sono messi i caschi in testa, i fazzoletti sulla faccia e hanno aperto gli zainetti. In pochi minuti è volato di tutto: dalle lattine alle pietre. E poi bastoni. I carabinieri hanno risposto con i lacrimogeni. Ci sono stati attimi di panico perché i veri manifestanti, i pacifisti, si sono spaventati e hanno cominciato a fuggire rischiando di travolgere tutti. Alcuni si sono anche messi in mezzo, fra duri e polizia, cercando di evitare incidenti. Il momento più vergognoso è arrivato quando è stata insultata e cacciata via anche la madre di Carlo Giuliani, ucciso a Genova dalla follia della contestazione e dalla paura di un carabiniere di leva. Lei cercava di calmarli e loro: “Vattene, stiamo vendicando tuo figlio”. Inutile ripetere che lei non voleva vendetta ma solo pace e un mondo più giusto.</div>
<div>Dove siamo arrivati. Con Prodi che è più aperto con gli americani di Berlusconi, con rappresentanti del governo che vanno in piazza a contestare il governo, con i servizi segreti che si fanno arrestare, con i politici che si fanno intercettare, con le madri che uccidono i figli, con i figli che uccidono i genitori, con i bambini violati e venduti, con i mariti che massacrano le mogli incinte, con i padani che vogliono prendere a cannonate gli immigrati e poi invece li prendono a due lire per mandare avanti le fabbrichette, con Malta che li scarica in mare, con tutte le guerre in corso, con tutti questi morti.</div>
<div>Non ho visto Bush stavolta, ma lo avevo visto a due passi l’altra volta, alle Fosse Ardeatine. Gli ho guardato a lungo gli occhi, allora. Era così vicino a me che avrei potuto chiedergli perché. Lui è uno che comanda il mondo, sicuramente saprà perché. Il perché dei morti, delle stragi, del pianeta che stiamo distruggendo, della fine vicina. Saprà anche perché ci deve comandare una lobby, saprà la verità sull’11 settembre e saprà – sono sicuro – anche perché c’è tanto odio. Glielo stavo per chiedere quando Berlusconi, che stava accanto a lui, mi ha fulminato con gli occhi. Ieri vicino a Bush c’era Prodi, ero lontano ma se fossi stato vicino sono sicuro che mi avrebbe ugualmente fermato. Non si trattano così gli ospiti. Riflessione finale: ma noi non contiamo proprio niente? <span style="font-size:xx-small;"><a href="http://notizie.tiscali.it/articoli/scaccia/07/06/bush_cortei.html" target="_blank">Tiscali</a></span></div>
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		<title>La casa dell&#8217;orrore</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 16:26:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pinoscaccia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Perugia - Per tre giorni e (quasi) tre notti sono stato davanti questa casa a capire perchè. Mi succede quando l&#8217;orrore è troppo grande: mi era già successo a Novi Ligure. Ero appena arrivato che già la verità, terribile, si &#8230; <a href="http://blogfriendsreplay.wordpress.com/2012/01/30/la-casa-dellorrore/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blogfriendsreplay.wordpress.com&amp;blog=30126307&amp;post=450&amp;subd=blogfriendsreplay&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/orrore.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-451" title="orrore" src="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/orrore.jpg?w=500" alt=""   /></a>Perugia </strong>- <em>Per tre giorni e (quasi) tre notti sono stato davanti questa casa a capire perchè. Mi succede quando l&#8217;orrore è troppo grande: mi era già successo a Novi Ligure. Ero appena arrivato che già la verità, terribile, si era affacciata. Adesso sappiamo che le ipotesi peggiori erano tutte vere. Un bastardo di uomo ha ucciso a botte la moglie gonfia della terza maternità ormai imminente. L&#8217;ha massacrata uccidendo anche Viola, la figlia che non è riuscita a nascere, e rovinando per sempre la vita degli altri due ragazzini che hanno avuto la sfortuna di essere generati da un padre così. E&#8217; sempre stato un violento, in zona lo sapevano tutti. Lei era stata anche a denunciarlo, così come aveva confidato alle amiche brutti presentimenti. Un bastardo coperto dal clan: questa casa dentro il borgo di una famiglia pronta ad aiutarlo, pronta a coprire le malefatte e a simulare una rapina, a invocare subito le ronde contro gli altri, quelli venuti da fuori, e a insultare i giornalisti che invece &#8211; come i magistrati &#8211; avevano capito tutto. Quell&#8217;ex camionista così capace di menare le mani con una donna fragile, fra le azioni spregevoli che ha compiuto in questi giorni ha avuto anche l&#8217;ardire di andare davanti alla bara della moglie un&#8217;ora prima di essere arrestato e due ore prima dei funerali. E il clan dietro la bara, come se non fossero tutti colpevoli. Spero che mettano in galera adesso anche chi l&#8217;ha aiutato. Perchè la madre di Barbara, una donna così straordinariamente dignitosa nel dolore, lo merita. Non la pena di morte, come ha invocato la gente di Marsciano stordita dalla rabbia, ma giustizia sì. Quel delinquente deve pagare, fino in fondo.  </em><strong>29 maggio 2007</strong></p>
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<p><strong>Perugia</strong> &#8211; Roberto Spaccino è in isolamento in una cella del carcere di Capanne, fuori Perugia. Non può vedere né parlare con nessuno, neppure con i suoi legali, prima dell’interrogatorio di garanzia. Potrebbero passare giorni poiché l’impressione generale è che gli inquirenti stiano aspettando i risultati delle analisi di laboratorio, comprese le comparazioni del Dna, per trasformare i gravissimi indizi in prove certe. L’inchiesta sicuramente non è finita e c’è la conferma che almeno altre due persone sono state iscritte nel registro degli indagati. Non solo: si cercherebbe anche una donna. L’ipotesi di reato sarebbe il favoreggiamento, insomma chi ha aiutato Spaccino a mettere in scena quella che il pm definisce una “palese simulazione”. E il cerchio è ristretto naturalmente alla sua famiglia,  a questo clan chiuso e con regole proprie. Lo stesso Spaccino quando dice di aver scoperto il cadavere della moglie dichiara di aver chiamato i due fratelli, Francesco e Paolo (il gemello), le due cognate e il padre, Gerardo, il patriarca. E’ stata una delle cognate a chiamare i soccorsi.  Leggendo l’ordinanza, ventrirè pagine piene di dettagli su una vita matrimoniale densa di violenze e vessazioni, sgomenta anche la dinamica dell’omicidio. Barbara Cicioni era distesa sul letto dolorante alle gambe per un diabete gravidico. La scintilla dell’ennesima lite è scattata per la richiesta di lei di non andare a lavorare la mattina dopo in lavanderia. Allora lui – secondo l’accusa – l’ha cominciata a colpire con forza, usando anche un asciugamano bagnato per non lasciare tracce, fino a stringerle fatalmente il collo, nonostante il pancione, nonostante la vicinanza con la stanza dei bambini, anche loro maltrattati e umiliati per anni dal padre. Poi la messinscena del furto smentita subito dagli investigatori, le discordanze sull’ora della morte, una bugia addirittura sulla cena: ha detto di aver mangiato con la moglie e invece testimoni lo hanno visto al bar di Marsciano. Tante bugie, mai ritrattate perché continua a dichiararsi innocente, quell’ultimo saluto imbarazzante  alla moglie prima di essere arrestato tra le urla della folla inferocita, quella che era la sua gente, sbigottita da tanto orrore. E poi il dolore rabbioso ai funerali con i parenti di lei e di lui vicini ma distantissimi, senza neppure guardarsi in faccia. Come sempre, in tutti questi anni.</p>
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<p><strong><a href="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/77.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-452" title="77" src="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/77.jpg?w=500" alt=""   /></a>Perugia</strong> &#8211; <em>Fino all’ultimo, proprio nella  curva prima della chiesa, la stessa dove ieri sono stati celebrati i funerali, il padre ha chiesto a Barbara: “Sei proprio sicura di voler sposare uno Spaccino?”.  Gli Spaccino. Famiglia nota e rispettata in tutta la valle. Un impero agricolo che ha resistito anche al fascismo, l’unica famiglia contadina che non si è sgretolata come tutte negli anni cinquanta, duecento ettari di terreno,  dieci  nuclei in uno a formare  un piccolo borgo e regole antiche, ferree. Barbara Cicioni, in crisi da figlia di separati, era raggiante di entrare in un clan, così protettivo. E invece non sapeva ancora di infilarsi  nell’inferno. Il primo schiaffo l’ha preso quando erano ancora fidanzati perché si era fatta il buco all’orecchio. Otto anni fa , nel ’99. Dopo pochi mesi aveva dato al clan un altro maschio, Filippo, e pareva un titolo di merito perché nel clan contano soprattutto i maschi costretti a vivere nel borgo, mentre le figlie femmine possono anche emigrare. E quelle che restano non possono trasgredire. Nell’ordinanza, ricchissima di testimonianze, è raccontato tutto il dramma di questa donna che voleva solo essere felice e che ha sempre nascosto, per amore, le violenze fisiche e le umiliazioni subite dal marito e dalla sua famiglia. Una volta, era già nato il secondo figlio, Niccolò, Roberto la prese a schiaffi perché non trovava i calzini. Minacciò di ucciderla, come fece molte altre volte in questi anni.  La suocera, Rita, aveva il compito di controllo: entrava in casa e verificava se era tutto in ordine, altrimenti chiamava il figlio e giù botte, insieme a insulti e minacce. Anche il suocero, Gerardo, il patriarca, una volta l’aggredì con una roncola. Secondo l’accusa Roberto Spaccino maltrattava pesantemente anche i bambini che ora sono rimasti completamente soli. Ma c’era qualcosa di molto più grave che divideva Barbara dal marito. Lui ex camionista nella sostanza dipendeva ormai da lei, che era diventata proprietaria della lavanderia. Lei lavorava, nonostante il pancione, e lui (lo sanno tutti in paese) andava per night e videopoker, ma non bastava. Perché nelle regole del clan l’indipendenza economica di una donna era considerata un’offesa per il marito. E nel più tragico dei paradossi la scintilla che ha portato all’orrore è stata proprio la richiesta di Barbara di riposarsi un giorno, perché la gravidanza l’aveva proprio spossata. Non l’avesse mai chiesto. Pugni in faccia, un asciugamano bagnato contro la testa, le dita forti di lui che stringono il collo. La fine dell’inferno e l’ultima beffa: la simulazione palese di una rapina, tante incongruenze e un castello di bugie smontato in pochi giorni. E’ finita con l’arresto tra gli insulti di quella che era la sua gente ed ora quest’uomo che aveva definito belve gli assassini (inventati) della moglie incinta, è isolato in carcere, lontano da tutti, soprattutto dal clan.</em></p>
<p><strong>Niccolò, otto anni, e Filippo, quattro anni: due giovanissime vite spezzate.</strong> La procura della Repubblica di Perugia ha chiesto di sentire i due figli di Barbara Cicioni e Roberto Spaccino. La notte dell&#8217;omicidio i bambini stavano dormendo in una camera accanto a quella nella quale e&#8217; stata uccisa la donna. I familiari di Spaccino avevano riferito il giorno dopo ai giornalisti di averli portati via subito dopo che Roberto Spaccino aveva trovato la moglie morta rientrando a casa, senza che questi si accorgessero di quanto successo. Agli atti dell&#8217;inchiesta c&#8217;e&#8217; anche un disegno fatto successivamente da uno dei figli che mostrerebbe la madre morta. Con la formula dell&#8217;incidente probatorio quanto riferito dai bambini assumerebbe valore di prova in un eventuale processo.</p>
<div>&#8220;Perché Pino Scaccia, uno dei più autorevoli e impegnati inviati di guerra, è costretto a fare corrispondenze di cronaca nera per il Tg1?&#8221; <a href="http://annachiara.blogspot.com/2007/05/tg1-vergogna_29.html" target="_blank">La meringa</a>     <em>Questo è il post che Annachiara sul suo simpatico blog ha dedicato molto generosamente al gabbiano. Ringrazio dell&#8217;attenzione, e della stima, ma è evidente che c&#8217;è un pò di confusione sul ruolo e sui compiti di un reporter. Il titolo addirittura grida &#8220;Tg1 vergogna&#8221; come se l&#8217;avermi affidato i reportage da Marsciano, per raccontare una storia importante e triste di questa nostra Italia, fosse considerata una punizione. Come se fosse un titolo di merito, addirittura una promozione, il mandarmi dove si rischia la vita. Personalmente ho sempre rifiutato l&#8217;etichetta di inviato di guerra perchè non esiste, è stata inventata dall&#8217;immaginario popolare. Allineandomi al grande Enzo Biagi, io mi sento solo, semplicemente un cronista. Che va dove lo porta la notizia. Se poi gli eventi negli ultimi anni sono stati spesso disgraziamente legati alle guerre è solo una rovina per l&#8217;umanità. Il mio mestiere è di raccontare e nella mia (purtroppo) lunga carriera ho seguito di tutto: dal terrorismo alla mafia, dai terremoti ai sequestri, dallo tsunami al g8, dai grandi misteri alle storie drammatiche. Possibile che per essere considerati bravi, bontà vostra, bisogna solo infilarsi in posti dove sfiori la morte? Ed ecco perchè si parla frequentemente male dei giornalisti, perchè neppure si sa che mestiere fanno. Vorrei chiarire che seguire vicende come quella di Marsciano è molto più difficile e impegnativo, credetemi, di una trasferta a New York per l&#8217;11 settembre. Parlare di storia è semplice, parlare delle persone è molto più complicato. E doloroso.</em></p>
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<p><a href="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/888cae7feef1e749ac877fbaa8b7da2d.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-455" title="888cae7feef1e749ac877fbaa8b7da2d" src="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/888cae7feef1e749ac877fbaa8b7da2d.jpg?w=500" alt=""   /></a>“Sono di Marsciano e in questi giorni ho vissuto da vicino le varie fasi di questa vicenda, anche per motivi legati alla mia attività; sono Addetto Stampa del Comune e ho iniziato da qualche anno questo “mestiere”, scrivendo in una testata on-line e facendo una trasmissione radiofonica (ho quasi paura a definirmi “giornalista”; la molteplicità di situazioni differenti che questo termine racchiude mi fa pensare che sia giusto non utilizzare per tutti la stessa parola…ma questo è solo un dettaglio ).Ovviamente, come addetto atampa non avevo e non ho nessun compito particolare da svolgere relativamente a questo fatto di cronaca e dovevo semmai, come poi ho fatto, riportare eventuali dichiarazioni, iniziative, prese di posizione dell’Amministrazione Comunale.Ho voluto però “vivere” da vicino questa vicenda e ho passato ore davanti all’abitazione degli Spaccino, davanti alla caserma di Marsciano, nella frazione di Morcella e in tanti altri posti dove poter “strappare” qualche informazione, qualche pensiero, qualche sensazione, qualche immagine.Alla gente che mi vedeva in tv, magari in qualche frammento di immagine di un tg, o che mi chiedeva che cosa stessi facendo rispondevo… “nulla, ero lì come c’erano tante altre persone…”; in realtà, forse, non era così, ma non volevo dire altro, non volevo dare l’impressione di “giocare a fare il giornalista”.Vengo al punto..Molti sono preoccupati del fatto che adesso Marsciano sarà “etichettata” con questo omicidio, che sarà conosciuta solo per questo.Al di là di questo, quello che mi chiedo è fino a che punto questa vicenda può essere legata anche ad una questione culturale, magari ad una fetta della nostra società o ad un modello di famiglia (quella contadina patriarcale)… anche se poi vicende simili succedono in tanti altri contesti.In questi giorni molte persone, a Marsciano, hanno detto di conoscere tante famiglie dove i mariti usano le mani per risolvere i litigi…Allora dobbiamo pensare che il mondo sia pieno di persone (in questo caso mariti…) che non sono diventati assassini solo perché si sono fermati un attimo prima…o sono stati un po’ più fortunati?E soprattutto, che cosa dobbiamo pensare di tutte quelle persone che “sapevano”…ma che parlano solo ora? Che avevano sottovalutato la gravità di quello che ora raccontano? O che non hanno potuto convincere chi subiva violenze a prendere qualche decisione che le avrebbe salvato la vita?”  <strong>Massimo Fraolo</strong></p>
<p><em>Marsciano non pagherà prezzi in termine di immagine, il paese non c&#8217;entra niente con il delitto. Se ci si interroga su quella inaudita violenza è proprio perchè ci sentiamo tutti un pò colpevoli. E a rischio. Un terzo degli omicidi volontari in Italia avviene fra le mura domestiche. Certo queste sono lezioni sonore.</em></p>
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		<title>Elezioni, quasi un referendum</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 16:12:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pinoscaccia</dc:creator>
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<p><strong><a href="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/52.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-445" title="5" src="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/52.jpg?w=500" alt=""   /></a>Algeri</strong> – <em>Bel compleanno, tutto di corsa. Non ne ricordo altri così. Meglio: è come se un altro anno non si fosse aggiunto, sicuramente io non me ne sono accorto (grazie comunque degli auguri). In giro tutto il giorno per i seggi deserti. Qui il governo proprio non può essere battuto, ma certo è che se queste elezioni algerine erano un referendum sul terrorismo, come è stato detto, i risultati sono tutt’altro che confortanti. I leader di al Qaeda al posto delle bombe avevano usato stavolta l’arma del boicottaggio e le prime cifre sono preoccupanti: appena il nove per cento di votanti nella capitale,  poco più del diciannove per cento in tutto il Paese. Un’astensione clamorosa, secondo i primi dati. Il fatto è che qui ai politici non crede più nessuno. A un territorio ricco di gas e di petrolio corrisponde una popolazione in maggioranza povera. E sullo sfondo l’incubo della guerra santa.  Peccato per un’Algeria così bella. E così vicina.</em><strong> 17 maggio 2007</strong></p>
<div><strong>Algeri</strong>. Dunque il presidente, insomma il governo, ha vinto: ma chi lo metteva in dubbio? Ma non é che i risultati siano stati confortanti. Intanto la coalizione ha perso quaranta seggi. Certo, non ci sono state bombe (solo merito di una sicurezza attenta), ma preoccupa la scorsa affluenza alle urne, come avevano invocato i leader di al Qaeda. Sono mancati soprattutto i giovani ed è il dato su cui riflettere. Ma dal ministero dell&#8217;Interno hanno subito precisato che non si tratta di un voto a favore del terrorismo, ma il segno di un grave malessere sociale. Come se i due fenomeni non fossero, anche qui, strettamente legati.</div>
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<p><strong><a href="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/62.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-446" title="6" src="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/62.jpg?w=500" alt=""   /></a>Algeri</strong> – <em>Gli angeli custodi  sono sempre tre. Ma cambiano ogni giorno, perché non vogliono che si fraternizzi troppo. Sono asfissianti, ti stanno sempre appicicati. Dalla mattina quando esci dall’albergo fino alla sera quando rientri. “Per la vostra sicurezza” dicono, ma naturalmente è perché vogliono sapere tutto di noi, finchè stiamo in Algeria, anche che aria respiriamo. Finito il lavoro per elezioni, oggi ci siamo presi una giornata quasi da turisti. Al mattino al mare, là proprio dove entrarono i francesi. Sotto la casa che era di Boumedienne, dove ha dormito pure Fidel Castro, hanno costruito un affare che sembra proprio il ponte dei sospiri. Pranzo con couscous di pesce, poi ci siamo infilati nella casbah che resta sempre un momento mozzafiato: sembra di stare al centro del casino del mondo. Poi dall’alto abbiamo dominato la bianchissima Algeri. Alla sera, ristorantino di carne alla brace sotto quella montagna che mette così paura perché lì ci sono quelli che non vogliono il governo, cioè i terroristi. Tra un giro e l’altro abbiamo chiacchierato con gli angeli custodi. Non amano gli sciiti irakeni e gli hezbollah, non amano gli americani e neppure i francesi. Amano spagnoli e italiani, così simili a loro. “E poi voi avete la mafia e pure noi” hanno riso. Guadagnano duecento euro al mese e già stanno bene perché lavorano. Libertà? Strana parola. Libertà per loro è mangiare e dormire, insomma vivere. Così anche questa settimana algerina è finita e torno a casa un po’ più ricco e un po’ più vecchio, almeno di un anno. E con due amici in più: Kasim, simpaticissimo e affamatissimo chauffeur, e Ahmed che dice di parlare italiano ma lo parla come io parlo il giapponese. Ma ha quattro figli ed è una brava persona. Così tagliato fuori dai collegamenti, per sette giorni mi sono sentito estromesso dalla realtà. E onestamente  ci voleva, ogni tanto ci vuole.</em></p>
<div>Dici: che bello viaggiare. Mica sempre. Prendi per esempio un volo di ritorno da Algeri a Roma. Stai alla mattina, comodo, all&#8217;aeroporto, pregusti già un pezzo di Italia volando con la compagnia di bandiera, volo diretto e pranzetto finalmente con i sapori di casa. Ma le signorine hostess sono agitate a Fiumicino, mica sciopero, quello è un diritto sacrosanto, ma agitazione così un sacco di voli sono cancellati. Compreso il nostro. Ad Algeri mica è facile cambiare programma con gli angeli custodi già convinti di essersi sbarazzati di quei giornalisti impiccioni e invece ancora non in condizioni di mollarli, perchè mica partono. Per fortuna c&#8217;è un altro aereo per Milano. Per farla breve invece del pranzo saltiamo anche la cena perchè siamo arrivati adesso. Ma già aver superato l&#8217;incubo dei bagagli &#8220;smarriti&#8221; a Malpensa è un grande risultato. Insieme a un&#8217;altra soddisfazione. Aver condiviso i disagi con altri tre colleghi italiani, compresa Giuliana Sgrena con cui si è parlato di tutto meno che di Iraq. E di sequestri. Questione di rispetto.</div>
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		<title>Il fascino di Algeri</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 16:06:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il gabbiano torna a volare. Domenica parto per Algeri. Vado a seguire le elezioni. Non conosco il Paese, ricordo soltanto un blitz di poche ore una decina di anni fa. E come tutti i luoghi che non conosco il viaggio &#8230; <a href="http://blogfriendsreplay.wordpress.com/2012/01/30/il-fascino-di-algeri/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blogfriendsreplay.wordpress.com&amp;blog=30126307&amp;post=435&amp;subd=blogfriendsreplay&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/bbf4738bcbc3ddf6a73dc239526d95ff.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-436" title="bbf4738bcbc3ddf6a73dc239526d95ff" src="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/bbf4738bcbc3ddf6a73dc239526d95ff.jpg?w=500" alt=""   /></a></div>
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<div><em>Il gabbiano torna a volare. Domenica parto per Algeri. Vado a seguire le elezioni. Non conosco il Paese, ricordo soltanto un blitz di poche ore una decina di anni fa. E come tutti i luoghi che non conosco il viaggio mi affascina. Chi la conosce mi garantisce che Algeri è una città magica. La situazione è difficile, ma sicuramente mi piacerà, lo so. </em><strong>11 maggio 2007</strong></div>
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<p><strong>Algeri</strong>. Per dirvi che sono arrivato. C&#8217;é qualche problemino ancora da superare. Appena da queste parti sentono che sei giornalista diventi improvvisamente un ospite di riguardo: Nel senso che vogliono sapere tutto di te e dei tuoi progetti e non ti mollano più.  Qui pero sono molto gentili; ci tengono a mostrare all&#8217;occidente le loro elezioni e dunque si risolverà tutto presto. Qualche problemino tecnico sussite anche per il collegamento ma spero di essere presto pienamente operativo. Anche perché la la notizia che è arrivata mentre salivo sull&#8217;aereo merita molta attenzione. Mi riferisco naturalmente all&#8217;uccisione di  Dadullah che abbiamo imparato tristemente a conoscere durante l&#8217;ultima trasferta afghana: Cosa cambierà?  Fra le pieghe di questa stimolante trasferta algerina cercheremo di scoprirlo, non tralasciando gli infiniti fermenti irakeni.  Anche perchè ormai c&#8217;è un filo che lega tutta la storia del mondo.</p>
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<div><strong><a href="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/df6bbbacdb86a6679e18100f8bc513ba.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-437" title="df6bbbacdb86a6679e18100f8bc513ba" src="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/df6bbbacdb86a6679e18100f8bc513ba.jpg?w=500" alt=""   /></a>Algeri</strong> – <em>E’ una tradizione: la prima foto che illustra una nuova (per me) città riguarda le donne. Non solo per un fatto estetico, ma perché credo che la condizione femminile possa riassumere il senso di una situazione generale. Eccole, dunque, le ragazze di Algeri: rispettose della tradizione, con il velo in testa, ma assolutamente a viso scoperto e con vestiti in gran parte di foggia occidentale. Segno evidente di un’apertura verso un mondo universale, con l’inserimento anche nel mondo del lavoro. La libertà di espressione si sviluppa naturalmente anche attraverso la parole e sinceramente c’è uno spazio che non mi aspettavo. Le regole, naturalmente, ci sono ma non ferree come in Iran e addirittura in Tunisia. La libertà di movimento soprattutto è garantita. Qui bisogna accreditarsi come giornalista, pratica diffusa, tanto per dire, anche negli Stati Uniti. Per il resto, ho contato numerosi quotidiani di varia estrazione, solo uno governativo. E si discute delle prossime elezioni, in programma fra tre giorni, in piena autonomia. Anzi l’incubo, anche qui, dichiarato da tutti gli organi di stampa, è quello dell’astensione. L’Algeria insomma guarda avanti. Qualche problema ancora c’è. Per esempio la droga: è stata istituita una speciale brigata per combattere la larghissima coltivazione di oppio nella regione di Adrar. E anche il terrorismo è un rischio costante. E’ di ieri un attacco a Skikida con due militari uccisi e tre feriti, mentre è stato sventato un grave attentato nella regione di Issers. Ma c’è molta attenzione, la capitale è blindata e insomma i gruppi fondamentalisti sono tenuti sotto controllo, specie dopo le minacce esplicite di al Qaeda di insanguinare il voto. Peccato la bomba di un mese fa perché ha interrotto uno sviluppo anche turistico dopo i dolorosi, terribili anni novanta. C’è molto attaccamento all’Italia, sia sul piano culturale che su quello economico. La ripresa passa soprattutto attraverso ditte italiane, dopo la rottura (per vari motivi) con la Francia. Guai a perdere, anche per noi, l’occasione.</em></div>
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<div><strong><a href="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/34.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-438" title="3" src="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/34.jpg?w=500" alt=""   /></a>Algeri </strong>- Velocemente, prima che precipiti questo collegamento precario. Seconda immagine algerina, rispettando la tradizione, quella di un bambino. E&#8217; incredibile come i bambini si somiglino tutti. E anche le foto: questa mi ricorda alcune simili scattate in Iraq, in particolare una in quella stradina di Najaf dove ci eravamo rifugiati. Si avvicinano le elezioni e sale la paura. Si temono attentati. Al Qaeda qui ha ripreso vigore e continua a minacciare perchè il governo da anni, almeno quindici, fa guerra dura al fondamentalismo. I terroristi sono tutti in montagna, in Cabilia, e sono letteralmente sotto assedio. Oggi ho parlato con il portavoce del Fronte Nazionale di Liberazione, il partito di maggioranza relativa (45 per cento da trentacinque anni) che ha il presidente Bouteflika e il primo ministro Belkhadem. Gli ho chiesto delle priorità. Mi ha risposto: lavoro, scuole, case. Ogni mondo è paese. E poi il terrorismo. &#8220;Ci sono due vie per batterlo definitivamente &#8211; mi ha detto &#8211; quella delle armi e quella politica&#8221;. Il governo punta tutto sulla carta della pace, sulla via della riconciliazione dopo una guerra civile che ha fatto almeno duecentomila morti. In molti hanno deposto le armi, ma soprattutto sono stati amnistiati: dicono duemila. Cercano di chiudere con il passato. Un esercizio su cui bisognerebbe riflettere seriamente.</div>
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<div><strong><a href="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/42.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-439" title="4" src="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/42.jpg?w=500" alt=""   /></a>Algeri </strong>- <em>Domani l’Algeria va al voto per la quinta legislatura in un clima di forte tensione. Il terrorismo incombe e le minacce sono dichiarate. Preoccupa certamente l’adesione diretta del vecchio, sanguinario gruppo salafita all’organizzazione di bin Laden che ha tragicamente debuttato l’11 aprile scorso con un grave attentato contro il Parlamento. Un asse che unisce i terroristi algerini con marocchini e tunisini. Quelli della montagna, come li chiamano qui, sono letteralmente sotto assedio: nessuno entra e nessuno esce in attesa delle elezioni. La capitale è blindata. I partiti in lizza sono ventiquattro, ma due sono i veri avversari del fronte nazionale di liberazione che governa da sempre : l’RND di ispirazione democratica e l’MPS, partito islamico moderato. Ce n’era anche un altro, El Islah, più vicino alle posizioni integraliste ma è stato estromesso, una decisione che ha esasperato il clima e aumentato i pericoli. Le elezioni in qualche maniera ci riguardano, non solo per la vicinanza del Maghreb, ma soprattutto per la forte presenza di algerini in Italia. Saranno cinquemila quelli che voteranno domani nel nostro Paese. Almeno altrettanti non possono votare perchè sono clandestini. </em></div>
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		<title>A Vicenza contro la base</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 22:10:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pinoscaccia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[16 febbraio 2007. Per quanto mi riguarda tutto è nato quel pomeriggio davanti a Montecitorio, un mese fa. Erano in pochi a manifestare contro Ederle2 ed erano stati loro, i contestatori del raddoppio della base americana a Vicenza, i primi ad &#8230; <a href="http://blogfriendsreplay.wordpress.com/2012/01/29/a-vicenza-contro-la-base/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blogfriendsreplay.wordpress.com&amp;blog=30126307&amp;post=429&amp;subd=blogfriendsreplay&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/1338333e4de3154606c3d12c12d43fbb.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-430" title="1338333e4de3154606c3d12c12d43fbb" src="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/1338333e4de3154606c3d12c12d43fbb.jpg?w=500" alt=""   /></a><strong>16 febbraio 2007</strong>. <em>Per quanto mi riguarda tutto è nato quel pomeriggio davanti a Montecitorio, un mese fa. Erano in pochi a manifestare contro Ederle2 ed erano stati loro, i contestatori del raddoppio della base americana a Vicenza, i primi ad ammetterlo. Ma si erano dati (ed avevano dato) un appuntamento che sta per scadere. Così sabato ci sarà una specie di prova del fuoco, anche se tutto lascia prevedere contorni appassionati ma non larghissimi di partecipazione. La questura ha previsto l&#8217;arrivo di quarantamila manifestanti. Potrebbero essere di più ma certo la portata appare limitata rispetto a manifestazioni capaci di convogliare, negli ultimi tempi, milioni di persone. Il fatto è che la storia del &#8220;Dal Molin&#8221; nasce e si sviluppa intorno a un paradosso. La sinistra che contesta la sinistra. Sarebbe stato facile se dall&#8217;altra parte ci fosse stato l&#8217;avversario politico storico. Prendere per guerrafondaio e schiavo degli americani un Berlusconi fattosi trascinare maldestramente in Iraq sarebbe stato un piatto ghiotto. Ma qui c&#8217;è qualcosa di diverso che ha sorpreso tutti. Il sì agli americani l&#8217;ha detto Prodi e lo difende senza tentennamenti. Così almeno metà del popolo che vuole spezzare l&#8217;egemonia dei padroni del mondo si ritrova a combattere in casa con grande imbarazzo di chi, come Bertinotti, da uomo e da militante vorrebbe stare a Vicenza esaltando la battaglia di una vita e invece non ci va perchè da presidente della Camera, cioè di tutti i deputati, non sarebbe consono al ruolo e alla responsabilità. Per questo hanno paura tutti. Non perchè temano realmente episodi gravi, ma perchè le parti si scontrano su principi che dovrebbero (e che apparivano) comuni. L&#8217;allarme lanciato dal ministro Amato dovrebbe essere sufficiente per scongiurare anche i pericoli imprevisti, insomma i rituali provocatori, ma il problema vero nascerà il giorno dopo. E non sarà &#8220;militare&#8221;, ma politico. Con la casa della libertà graziosamente alla finestra.</em></div>
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<p align="justify"><em>Bene, esaurito l&#8217;impegno professionale per Tv7 (il reportage sull&#8217;Albania andrà in onda domani sera) e quello più personale domattina a viale Mazzini dove sarà celebrato (anche) il mio quarto di secolo di fedeltà all&#8217;azienda, volerò da quelle parti. Un&#8217;occasione che esalterebbe qualsiasi cronista, ma che reputo più complicata di altre, g8 compreso. Tanto per capirci. In qualche maniera mi sembra di tornare (spero solo in maniera figurata) nei Balcani, terra dai mille fronti, dove non sapevi mai chi era il nemico, chi ti sparava. E soprattutto perchè. Spero di tornare, come allora, vivo.</em></p>
<div><strong><a href="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/fe4b1de8f07704d980dad5c38202c865.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-431" title="fe4b1de8f07704d980dad5c38202c865" src="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/fe4b1de8f07704d980dad5c38202c865.jpg?w=500" alt=""   /></a>Vicenza </strong>- Arrivo in città che è già buio. Le luci sono tutte accese, c&#8217;è quasi allegria, forse è solo nervosismo. Per vedere qualcosa che ricordi di essere alla vigilia di un evento importante e rischioso bisogna passare davanti all&#8217;ormai famoso &#8220;Dal Molin&#8221; dove c&#8217;è il presidio permanente. Ma anche lì è tutto tranquillo. La gente non vede l&#8217;ora che arrivi domenica, i negozianti sono preoccupati ma resteranno (quasi) tutti aperti, blindato di fatto sarà soltanto il centro che sarà per tre ore circondato dal serpentone. Gli stessi centri sociali hanno garantito l&#8217;assenza di striscioni pro Br e mascheramenti. La Cgil ha messo in piedi un servizio d&#8217;ordine pari quasi come numero alle forze di polizia. Un incidente non converrebbe a nessuno e i movimenti del no lo sanno perfettamente. Così si impegnano per evitare quello che, in certe circostanze, tutti temono. La provocazione. Insomma, speriamo che alla fine sia un appuntamento solo di parole.</div>
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<div>Starò fuori tutto il giorno, al seguito e intorno alla manifestazione. Ma molti amici della tribù sapranno cosa succede molto prima di domani sera, o notte addirittura, quando sarò in grado (esauriti gli impegni professionali) di tornare a occuparmi della Torre. Potete seguirmi naturalmente al Tg1, ma potrete passo passo essere aggiornati sugli eventi attraverso i numerosissimi canali informativi, anche sul web. Questo post dunque è collettivo. Qui sotto potete aggiornare in tempo reale, in base alle informazioni (e immagini) in vostro possesso, tutto quello che succede (speriamo nulla di grave) per le strade di Vicenza durante una giornata che mette paura. Un esercizio già svolto in passato, per altri eventi. Un bel modo, anche utile, per fare comunità. Poi ne riparleremo insieme.</div>
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<div><a href="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/89da7baa11ddaa7b86a3f6a791efc663.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-432" title="89da7baa11ddaa7b86a3f6a791efc663" src="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/89da7baa11ddaa7b86a3f6a791efc663.jpg?w=500" alt=""   /></a></div>
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<div><strong>Vicenza </strong>- <em>Ormai sapete tutto, sapete com&#8217;è finita, sapete soprattutto chi ha vinto. Perchè questa è la domanda rituale dopo un evento importante e molto atteso: chi ha vinto? Al di là dei numeri e delle chiacchiere di politica, non c&#8217;è dubbio che ha vinto il popolo dei pacifisti. Perchè ha saputo combattere dall&#8217;interno chi predica pace e semina violenza. Avete visto le immagini, chiarissime di una partecipazione larga ed eterogenea, uomini duri ma anche tenerissimi bambini. Gente, semplicemente. Che non vuole le basi americane perchè vuole interrompere questa perversa spirale guerrafondaia. A mente fredda si potranno anche analizzare le ripercussioni che questa festa potrebbe provocare nell&#8217;assetto governativo. Per ora c&#8217;è la consapevolezza che c&#8217;è chi contesta l&#8217;idea che i problemi del mondo debbano risolversi con le armi. E lo ha urlato con il sorriso, cantando, confermando che spesso le parole possono essere più forti della violenza.</em></div>
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		<title>L&#8217;Albania vista da vicino</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 21:39:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pinoscaccia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/tirana11.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-411" title="TIRANA1" src="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/tirana11.jpg?w=500" alt=""   /></a></p>
<p><strong>Tirana</strong> (Albania) &#8211; La prima volta ci sono venuto ai tempi di Oxa e non si poteva fare neppure una fotografia. La seconda volta nel 1991 (l&#8217;invasione) e si potevano fare appena le foto. La terza volta nel 1997 (rivolta delle piramidi) si poteva fare tutto, anche morire, perchè c&#8217;erano più armi che persone. Poi sono venuto molte altre volte, pian piano l&#8217;ho sentita quasi casa mia, ma quando l&#8217;ho vista veramente trasformata è stato un paio d&#8217;anni fa con la capitale colorata e festante, il lungofogna diventato quasi un lungosenna, una vita normale, anzi frizzante. Ci torno adesso e trovo che ancora ha fatto passi in avanti grazie a un sindaco artista e alla voglia di entrare in Europa. In questi giorni tornerò a girarla in lungo e in largo, partendo da Skutari al nord per finire a Valona al sud. Naturalmente, anche stavolta, è un viaggio che faremo insieme. <strong>4 febbraio 2007</strong></p>
<p><a href="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/bunker1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-412" title="bunker1" src="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/bunker1.jpg?w=500" alt=""   /></a></p>
<p><strong>Durazzo</strong> (Albania) &#8211; Li ha fatti costruire Oxa, dittatore duro e un pò matto, nel suo interminabile regime per difendersi da improbabili nemici. Ottocentomila bunker, disseminati per tutta l&#8217;Albania, diventando quasi il simbolo di una terra chiusa, arroccata su se stessa. La musica è cambiata ma siccome costa un sacco di soldi toglierli allora la gente che si è inventata? Li usa. Eccone uno fra i più grandi sulla spiaggia di Durazzo: tutto colorato è diventato un piccolo pub dove la sera i giovani accorrono per bere una birra. E&#8217; una foto altamente significativa dell&#8217;Albania che cambia e anche un gridolino di speranza per tutti i  bunker, fisici e virtuali, del mondo (e ce ne sono ancora tanti). Basta una spruzzatina di colori e il monumento alla guerra diventa un luogo addirittura di festa. Su questa storia dei bunker nella vecchia Torre avevamo giocato un pò. Nei commenti potete ritrovare il dibattito scherzoso provocato da una battuta. Era la fine di settembre del 2004, poco più di due anni fa. Eppure sembra passato, anche da allora, tanto tempo. Perchè, vedrete, non ci si andava più a nascondere ma quella massa di comento era ancora irrimediabilmente, tristemente grigia.</p>
<p><a href="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/944e45e34fef96e8747db14df3759fc8.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-413" title="944e45e34fef96e8747db14df3759fc8" src="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/944e45e34fef96e8747db14df3759fc8.jpg?w=500" alt=""   /></a></p>
<p><strong>Skutari</strong> (Albania) &#8211; Per capire se ci sono stati cambiamenti bisogna venire qui, al nord, dove l&#8217;Albania comincia. Questo è il fiume Buna, al confine con il Montenegro, canale di traffici di ogni genere, da decenni. Si è sempre traghettato di tutto, bambini compresi. Mi dicono che adesso la situazione è cambiata, che dall&#8217;altra parte si va solo per turismo. Può esser vero perchè i cambiamenti di Skutari sono evidenti, ma soprattutto si stanno facendo progressi incredibili sul piano delle comunicazioni. Le strade sono sempre stata l&#8217;angoscia e il limite dall&#8217;Albania. Una volta per venire qui da Tirana ci volevano tre ore, facendo lo slalom tra le buche, adesso ci vuole la metà e le buche sono sparite. Come insegnano gli antichi romani le vie sono importanti per i rapporti e già, dunque, è un grande passo. Bisogna ancora cambiare la cultura, però. Da queste parti vale ancora la legge di Kanun, come nel Medioevo, e pochi volenterosi stanno cercando finalmente di abbatterla. Per andare avanti servono le gambe, ma soprattutto la testa. E la svolta è sicuramente più complicata.</p>
<p><a href="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/1c29fe8c53398720f40c5687a42699e4.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-414" title="1c29fe8c53398720f40c5687a42699e4" src="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/1c29fe8c53398720f40c5687a42699e4.jpg?w=500" alt=""   /></a></p>
<p><strong>Vignel</strong> (Albania) &#8211; Per arrivarci bisogna attraversare due volte il fiume Drini, fare decine di chilometri in auto su una sorta di mulattiera e almeno un chilometro a piedi, fra rocce e torrenti e fango. Alla fine arrivi a una casa nascosta dove trovi una donna, Vera, e cinque bambini praticamente sepolti vivi. Sono vittime della legge del Kanun, o codice della vendetta. Marin Vathi era il capo villaggio: cinque anni fa ha ucciso un uomo per vendicare la morte del fratello, rispettando tradizioni che risalgono al quinto secolo: &#8220;il sangue va lavato con il sangue&#8221;: Ma non è più tempo del principe Lek, l&#8217;Albania è diventata uno Stato, e così Marin è stato condannato per omicidio. Deve ancora stare in galera dieci anni. Ma di pari passo alla legge dello Stato da queste parti, in montagna, sono ancora valide le regole medioevali così i suoi figli maschi per non incorrere nella vendetta, per non rischiare di essere uccisi dai parenti dell&#8217;ultima vittima della faida, devono autosegregarsi. Nella famiglia Vathi ci sono tre bambine (Sidorella di dodici anni, Aurela di otto e la più piccola, Spresa che in albanese significa speranza, che ha cinque anni nata proprio appena il padre è entrato in carcere). E poi due maschi: Pashk di dodici anni e il più grande, Fler, di quattordici. &#8220;E&#8217; molto triste vivere così &#8211; mi ha detto Fler -, non posso andare a scuola e il mio unico compito è di far sopravvivere le piccoline&#8221;. Vera è una donna forte, ma sta al limite: &#8220;Non posso sperare che in Dio e nell&#8217;aiuto dei vicini. Prendiamo 2700 lek al mese, venticinque euro, di sussidio. Faccio il pane da sola, ho solo qualche gallina e i piccioni. Avevamo un maiale e l&#8217;ho dovuto vendere. I miei figli, nessuno di noi, può lavorare. Da cinque anni viviamo così e ne abbiamo ancora il doppio davanti&#8221;. Una situazione allucinante comune ad altre settecento famiglie solo qui al nord, nella provincia di Scutari. Almeno duecento bambini in età scolare non sono mai usciti di casa. Chi può scappa dall&#8217;Albania. Gli altri non possono che affidarsi al perdono, come previsto dal Kanun, cioè alla generosità dell&#8217;altra famiglia. Alle soglie del tremila.</p>
<div><strong><a href="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/8c343395d18a5e86c019aeaf43c4557c.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-417" title="8c343395d18a5e86c019aeaf43c4557c" src="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/8c343395d18a5e86c019aeaf43c4557c.jpg?w=500" alt=""   /></a>Skutari (Albania) &#8211; </strong><em>Oggi ho visitato un&#8217;altra famiglia. Numerosa. Anzi tre famiglie, rinchiuse nella stessa casa: diciotto persone in tutto. Sono segregate da sei anni, da quando il nipote del capofamiglia ha ucciso un uomo. Per evitare la vendetta, secondo la legge del Kanun, tutti i parenti sono sepolti vivi, sette famiglie in tutto. Qui ne troviamo una parte: il vecchio Jon con i figli e i figli con le mogli e i loro figli, Il più grande ha sedici anni, non va più a scuola, ha un futuro bloccato perchè lo zio deve stare altri otto anni in galera. Poi ci sono i piccolini, Matteo che ha quattro anni e Mario che ne ha tre, che non sono mai usciti perchè la legge è scattata prima che nascessero. Una scia scellerata dove si è infilato Denis, l&#8217;ultimo arrivato, appena due mesi fa. Vivono, tutti e diciotto, con ottanta euro al mese. Mi dice il nonno: &#8220;Non mi importa di me, ma io Anton lo devo far scappare, non può morire qui dentro&#8221;. Anton è quello che ha sedici anni. E sperava di diventare calciatore. Ci ha chiesto aiuto. Come se fosse possibile.</em></div>
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<div><strong><a href="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/f17fed046941147ac36a7ed4e542f71c.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-420" title="f17fed046941147ac36a7ed4e542f71c" src="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/f17fed046941147ac36a7ed4e542f71c.jpg?w=500" alt=""   /></a>Valona </strong>(Albania) &#8211; <em>C&#8217;è fretta. Fretta di togliersi di dosso quel vestito di capitale degli scafisti nota a tutto il mondo. C&#8217;è fretta, anche, di trovare un altro sistema per sbarcare il lunario abituati come sono qui a fare tanti soldi e subito. Ma con l&#8217;Albania ormai diventata uno Stato vero non è più possibile essere una repubblica a se stante e allora c&#8217;è solo un sistema per imboccare una nuova via dell&#8217;economia: il turismo. Il posto è realmente incantevole, mancano soltanto le strutture. E allora ecco la fretta di costruire, di ridisegnare il nuovo volto di Vlora. Dopo aver trascorso con i ribelli mesi e mesi  durante la rivolta delle piramidi, sono tornato due anni fa e già l&#8217;avevo trovata cambiata, anche stavolta sono evidenti i passi avanti, ma ancora non è pronta. &#8220;Forse tra un anno&#8221;, dicono. E magari puntano pure sul fascino della fama criminale per aggiungere un&#8217;attrazione. Ma da qui i gommoni, ormai, non partono più.</em> <em>Forse</em>.</div>
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<div><strong>Tirana </strong>(Albania) &#8211; <em>La tribù mi aveva ricordato di aver pubblicato su</em> <a href="http://blogfriends.splinder.com/post/10377633/L%27albero+degli+spaghetti" target="_blank">BlogFriends</a> <em>la curiosa iniziativa di un ristoratore di Tirana per le feste di Natale: un albero tutto fatto di spaghetti. Avevo promesso di andare a cercare notizie. Oggi l&#8217;ho fatto, fedele agli impegni. Il ristorante si chiama &#8220;Gambero rosso&#8221; , sta vicino al lago artificiale, a nord della città oggi invasa dalle famigliole in cerca di sole, e l&#8217;idea, che ha fatto il giro del mondo, è venuta a Giovanni, un albanese sveglio e simpatico che è stato quindici anni in Italia, a Bibbione, dopo aver frequentato la scuola alberghiera di Aviano. Un tributo all&#8217;Italia, naturalmente, ma anche un modo per sfogare una fantasia che già propone per il prossimo Natale un&#8217;altra sorpresa che mi ha chiesto di tenere riservata. L&#8217;albero, come vedrete nella foto nei commenti, non c&#8217;è più, l&#8217;hanno bruciato il 6 gennaio, a feste finite. &#8220;Vale una volta&#8221;, ha detto Giovanni che già di suo è un tipo particolare con un nome che, quando è nato (sotto il regime) era vietato. Insomma, figlio d&#8217;arte. Abbiamo parlato molto del futuro dell&#8217;Albania. Se fossero tutti come lui, il futuro sarebbe già presente.</em></div>
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<div><strong>Tirana </strong>- Lascio l&#8217;Albania sotto un diluvio, torno a casa lasciando il paese delle aquile alle prese con le elezioni amministrative che potrebbero cambiare, come da noi, il futuro politico (e non solo) dei nostri vicini di casa. Anche qui si è divisi a metà, è uno strano momento evidentemente per il mondo, come se fosse spaccato in due. Leggo di un nuovo attentato in Libano, dell&#8217;ennesima strage in Iraq, dei fantasmi balcanici, della follia nel Paese più grande del mondo dove sono tutti armati. Pensieri molteplici e confusi. Cerco di saperne di più soprattutto su queste nuove br che forse non hanno capito innanzitutto che, appunto, il mondo è cambiato . Un mio  amico ha ridotto tutto a una battuta micidiale: &#8220;non ci sono più i terroristi di una volta&#8221;. La storia va avanti, comunque. A prescindere da noi. Nessuno è più come una volta.</div>
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<div><em><a href="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/08dc125ca2b9df3a7beb2a486d0b33df.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-426" title="08dc125ca2b9df3a7beb2a486d0b33df" src="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/08dc125ca2b9df3a7beb2a486d0b33df.jpg?w=500" alt=""   /></a> <a href="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/a823ad4ccb82bffadc6d6a76568f1736.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-427" title="a823ad4ccb82bffadc6d6a76568f1736" src="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/a823ad4ccb82bffadc6d6a76568f1736.jpg?w=500" alt=""   /></a>Viaggio in Albania, dove il Medioevo non appartiene del tutto al passato. Un reportage esclusivo di Tv7 con l&#8217;inviato Pino Scaccia per la prima volta nelle case delle famiglie soggette al Kanun, la legge della vendetta che consente l’uccisione di parenti di chi si è reso colpevole di omicidio. Oltre mille nuclei familiari, nel Nord del Paese, vivono costretti a tenere i figli segregati in casa. Raiuno, domani  23.20.</em></div>
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<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/blogfriendsreplay.wordpress.com/409/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/blogfriendsreplay.wordpress.com/409/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/blogfriendsreplay.wordpress.com/409/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/blogfriendsreplay.wordpress.com/409/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/blogfriendsreplay.wordpress.com/409/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/blogfriendsreplay.wordpress.com/409/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/blogfriendsreplay.wordpress.com/409/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/blogfriendsreplay.wordpress.com/409/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/blogfriendsreplay.wordpress.com/409/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/blogfriendsreplay.wordpress.com/409/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/blogfriendsreplay.wordpress.com/409/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/blogfriendsreplay.wordpress.com/409/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/blogfriendsreplay.wordpress.com/409/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/blogfriendsreplay.wordpress.com/409/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blogfriendsreplay.wordpress.com&amp;blog=30126307&amp;post=409&amp;subd=blogfriendsreplay&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Sì, insieme si può (se si vuole)</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 20:52:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pinoscaccia</dc:creator>
				<category><![CDATA[guerra & pace]]></category>

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		<description><![CDATA[Roma, 14 febbraio 2003 &#8211; Musica piu&#8217; che parole. Sicuramente grida, non parole. Camminando oggi dentro l&#8217;immenso corteo della pace abbiamo tutti incontrato le stesse cose: le facce, i sorrisi, la speranza. Che dire di piu&#8217; per dire no alla &#8230; <a href="http://blogfriendsreplay.wordpress.com/2012/01/29/si-insieme-si-puo-se-si-vuole/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blogfriendsreplay.wordpress.com&amp;blog=30126307&amp;post=406&amp;subd=blogfriendsreplay&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/da366797f30118d5686fd645bac0ad7d.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-407" title="da366797f30118d5686fd645bac0ad7d" src="http://blogfriendsreplay.files.wordpress.com/2012/01/da366797f30118d5686fd645bac0ad7d.jpg?w=500" alt=""   /></a>Roma, 14 febbraio 2003</strong> &#8211; <em>Musica piu&#8217; che parole. Sicuramente grida, non parole. Camminando oggi dentro l&#8217;immenso corteo della pace abbiamo tutti incontrato le stesse cose: le facce, i sorrisi, la speranza. Che dire di piu&#8217; per dire no alla guerra all&#8217;Iraq? La frase piu&#8217; bella che ho sentito e&#8217; stata &#8220;Togliere la parola guerra dalla storia&#8221;. L&#8217;immagine piu&#8217; bella, fra tanti colori, l&#8217;ho trovata dietro il palco: la stretta di mano fra due persone, un uomo e una donna. Lei si chiama Fatin, e&#8217; palestinese. Lui e&#8217; Itai, israeliano. Per un attimo ho sognato una loro storia d&#8217;amore: pensate, il figlio della pace</em>.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/blogfriendsreplay.wordpress.com/406/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/blogfriendsreplay.wordpress.com/406/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/blogfriendsreplay.wordpress.com/406/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/blogfriendsreplay.wordpress.com/406/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/blogfriendsreplay.wordpress.com/406/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/blogfriendsreplay.wordpress.com/406/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/blogfriendsreplay.wordpress.com/406/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/blogfriendsreplay.wordpress.com/406/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/blogfriendsreplay.wordpress.com/406/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/blogfriendsreplay.wordpress.com/406/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/blogfriendsreplay.wordpress.com/406/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/blogfriendsreplay.wordpress.com/406/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/blogfriendsreplay.wordpress.com/406/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/blogfriendsreplay.wordpress.com/406/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blogfriendsreplay.wordpress.com&amp;blog=30126307&amp;post=406&amp;subd=blogfriendsreplay&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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