L’Aquila, le promesse mai mantenute

Germany’s Chancellor Angela Merkel tours the ruined city of Onna near L’Aquila in central Italy, July 8, 2009. Onna was almost totally destroyed in the April 6, 2009 earthquake in which some 300 people died. Merkel will attend the G8 summit near L’Aquilla from July 8-10. REUTERS/Tony Gentile (ITALY POLITICS)

….E poi dormire a Coppito, a due passi da quella caserma che era il nostro rifugio – la sicurezza, l’operatività – ma anche il nostro luogo di dolore, con quell’obitorio infinito capace di lasciarmi ancora oggi, dieci anni dopo, l’angoscia di un funerale tristissimo, davanti a quelle sfilata bare. La memoria riapre l’album dei ricordi e insieme a una foto mitica, un po’ alla Montanelli, mi riconsegna le immagini di una grande illusione. L’Aquila ombelico del mondo, i più grandi del pianeta protagonisti di promesse (da quel che so) mai mantenute. Tristezza. Ma anche la consapevolezza di una forza incredibile. Gli aquilani capaci di risollevarsi da soli.

Prendere un aereo in Africa

Amare l’Africa significava anche avere il coraggio di arrivarci. Fra i tanti viaggi ne ricordo soprattutto uno, quando da Mogadiscio dovevo tornare a Nairobi. Leggera corsa in pista per appropriarsi di un posto decente poi l’attesa sull’aereo e una forte sensazione di angoscia. Dal finestrino vedi il pilota (classico ex mercenario, biondissimo, pieno di cicatrici) che prende una scaletta e arriva a un’ala, stringe le viti, poi scende. Torna in cabina, fa l’annuncio: “Are you ready?” Ti vien voglia di rispondere di no, ma fai finta di niente, ti metti la cuffietta con la musica dei Queen e un attimo dopo sei già fra le nuvole. Insomma, in cielo.  E cominci a pregare di non rimanerci. DSC02514 DSC02203.JPGDSC02205

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